Egitto, Algeria, Libia, sembra che la moda del momento sia reprimere le proteste popolari spegnendo Internet o limitandone l’accesso. Tanto che ci si chiede quale sarà il prossimo paese pronto ad adottare una misura così drastica e antidemocratica. Ma è così semplice spegnere Internet? Cosa occorre fare per bloccare la Rete di un’intera nazione? Purtroppo basta davvero poco, almeno dal punto di vista tecnico. In Egitto, per esempio, il più grosso fornitore di accesso alla Rete è di proprietà dello Stato, quindi è bastata qualche semplice telefonata per chiudere i rubinetti principali. E per tutti gli altri? Per capire come funziona lo switch off di Internet, in un paese, occorre prima sapere cos’è il Bgp.
Questa oscura sigla sta per Border Gateway Protocol e indica, in buona sostanza, il sistema che collega la connessione Internet di uno Stato a quella globale. La porta d’ingresso (e d’uscita) digitale del paese, insomma. Per il Bgp non passano, quindi, solo le linee principali, ma anche tutte quelle minori ed eventualmente slegate dal controllo statale (con qualche rara eccezione, come vedremo). Per esempio le connessioni di tipo 3G, fornite dagli operatori telefonici di un dato paese. Ora, è ben vero che il Bgp è un protocollo, ma dal punto di vista pratico è composto da apparecchi tangibili, che non sono altro che router. E se pure questi sono sotto il controllo di un governo, capite bene che spegnendoli si disattiva qualsiasi tipo di connessione Internet verso l’esterno (e viceversa). Certo, questo per sommi capi, ma basta a dimostrarci quanto la Rete, in molti paesi, sia ancora assoggettata al volere di pochi individui. E quanto basti poco per metterla ko. Per la cronaca, nel caso dell’Egitto, pare che un solo Internet Service Provider su 10, Noor Data Networks, sia scampato al blocco. Il motivo? La sua linea non passa per un Bgp di Stato, ma per un cavo sottomarino gestito da Telecom Italia.
In effetti l’influenza delle compagnie straniere potrebbe, in teoria, limitare un blocco di questo tipo. Nel caso del paese africano, due dei principali Internet Service Provider sono gestiti da multinazionali europee (Vodafone e France Telecom), che avrebbero potuto incrociare le braccia di fronte alla richiesta di spegnimento avanzata dal governo egiziano. Gli ideali di libertà digitale, tuttavia, si sono scontrati col business, con esiti che intuiamo facilmente: per non mettere a rischio strutture e dipendenti dislocati nel paese in stato di agitazione, le compagnie si sono tappate naso e orecchi, impostando su off l’interruttore dei router. Il che contribuisce al clima d’incertezza nei confronti di una Rete davvero libera, anche in quei paesi dove la libertà è radicata. Basti pensare che negli Stati Uniti si sta lavorando a una legge che consenta di spegnere Internet in caso di emergenza. Insomma, siamo tutti a rischio di blocco Internet? La questione, come visto, non è tanto tecnica, quanto politica: se c’è qualcuno in grado di ordinare lo spegnimento di qualche router, allora la risposta è affermativa.
fonte wired.it
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martedì 22 febbraio 2011
giovedì 30 settembre 2010
Pirata, c'è posta per te
HADOPI, l'Alta autorità francese che ha il compito di mettere in atto la cosiddetta dottrina Sarkozy diventata famosa come la teoria dei tre colpi (i tre avvertimenti prima che l'utente si veda disconnesso, escluso dalla Rete), ha diffuso la lettera di ammonizione che arriverà nella posta degli utenti-pirata.
Tre lettere, come i passaggi che dovrà affrontare l'applicazione di questa legge: monitoraggio del P2P, avvertimento e disconnessione. Con la prima fase iniziata da qualche giorno e che ha visto i detentori dei diritti protagonisti di numerose segnalazioni di comportamenti illegali, l'autorità si appresta ora alla seconda fase: l'avvertimento.
È stata quindi resa pubblica la lettera che arriverà tre volte il netizen reo di essere titolare di una linea attraverso cui viene infranto reiteratamente il copyright: "Questa raccomandazione - ha spiegato l'alta autorità nella lotta al download illegale - viene diffusa affinché il suo contenuto possa essere conosciuto da tutti e nessuno rischi di cadere vittima di false comunicazioni volte all'estorsione".
in essa, innanzitutto, saranno contenuti gli estremi della segnalazione: l'indirizzo IP incriminato e la data e l'ora del download illegale. Non viene invece riportato il corpo del reato, il materiale scaricato che violerebbe la proprietà intellettuale rivendicata, informazioni che presumibilmente potranno essere rintracciare al numero telefonico riportato o al sito ufficiale non ancora attivo. Questo, in futuro, potrebbe anche contenere le informazioni circa le alternative legali al download illegale.
Non vengono inoltre fornite le istruzioni da seguire nel caso in cui non si fosse responsabili dell'illecito e si volesse proteggere la propria rete dal ripetersi di fatti simili: punto nodale della disciplina che presuppone la responsabilità oggettiva dell'utente estesa alla sua linea.
La lettera riporta SIAE sarebbe stata diffusa con l'intenzione di proteggere gli utenti dal fenomeno del "fishing": la missiva è stata mostrata con lo scopo specifico di impedire truffe ai danni dei netoyen e per questo l'Autorità avverte che non sarà mai chiesto di rispondere alla mail, non conterrà link e, con essa, non verrà mai chiesto di inviare soldi in qualsiasi modo. Le multe arriveranno solo dopo il terzo avvertimento e in separata sede.
Tre lettere, come i passaggi che dovrà affrontare l'applicazione di questa legge: monitoraggio del P2P, avvertimento e disconnessione. Con la prima fase iniziata da qualche giorno e che ha visto i detentori dei diritti protagonisti di numerose segnalazioni di comportamenti illegali, l'autorità si appresta ora alla seconda fase: l'avvertimento.
È stata quindi resa pubblica la lettera che arriverà tre volte il netizen reo di essere titolare di una linea attraverso cui viene infranto reiteratamente il copyright: "Questa raccomandazione - ha spiegato l'alta autorità nella lotta al download illegale - viene diffusa affinché il suo contenuto possa essere conosciuto da tutti e nessuno rischi di cadere vittima di false comunicazioni volte all'estorsione".
in essa, innanzitutto, saranno contenuti gli estremi della segnalazione: l'indirizzo IP incriminato e la data e l'ora del download illegale. Non viene invece riportato il corpo del reato, il materiale scaricato che violerebbe la proprietà intellettuale rivendicata, informazioni che presumibilmente potranno essere rintracciare al numero telefonico riportato o al sito ufficiale non ancora attivo. Questo, in futuro, potrebbe anche contenere le informazioni circa le alternative legali al download illegale.
Non vengono inoltre fornite le istruzioni da seguire nel caso in cui non si fosse responsabili dell'illecito e si volesse proteggere la propria rete dal ripetersi di fatti simili: punto nodale della disciplina che presuppone la responsabilità oggettiva dell'utente estesa alla sua linea.
La lettera riporta SIAE sarebbe stata diffusa con l'intenzione di proteggere gli utenti dal fenomeno del "fishing": la missiva è stata mostrata con lo scopo specifico di impedire truffe ai danni dei netoyen e per questo l'Autorità avverte che non sarà mai chiesto di rispondere alla mail, non conterrà link e, con essa, non verrà mai chiesto di inviare soldi in qualsiasi modo. Le multe arriveranno solo dopo il terzo avvertimento e in separata sede.
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