E' accaduto a Rocklin, in California dove una ragazza di 16 anni è stata arrestata per aver drogato i propri genitori,mettendo un sedativo in dei frullatti,tutto per poter navigare in internet indisturbata.I genitori per evitare che la figlia stesse troppo tempo su internet che avevano imposto un orario dopo le 22 le era vietato utilizzare il pc.La ragazza non contenta,con la complicità di una amica,ha escogitato di sedare i genitori in modo tale da poter navigare su internet tranquillamente.Stando alle testimonianze dei genitori la ragazza si sarebbe presentata a casa con due frullati uno per il papà e un per la madre,gesto abbasstanza inisuale.Ma dopo qualche sorso i due sarebbero crollanti in un sonno profondo per poi svegliarsi il giorno dopo in stato confusionale come se avessere bevuto.I genitori accussavano ancora strani sintomi dopo alcuni giorni dall'accaduto ed hanno deciso di effettuare un test per rilevare presenze di stupefacenti.I risultati del test hanno smascherato la ragazza la quale dovra comparire in tribunale dei minoriper affrontare l'accussa di aver deliberatamente drogato i genitori.
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sabato 12 gennaio 2013
lunedì 30 gennaio 2012
Google cambia le regole sulla privacy. E l'anonimato?
Dal primo marzo Big G prenderà le oltre 60 norme relative alla privacy degli utilizzatori dei servizi di Google e le riunirà in una sola, sintetica e molto più semplice da leggere.
Secondo Alma Whitten, responsabile dell'area Privacy, Product e Engineering di Google, la nuova Policy unificata servirà a "integrare
i diversi prodotti in modo da spiegare, più semplicemente di quanto sia
stato fatto sino ad oggi, quale tipo di informazioni vengano raccolte e
il modo in cui vengono utilizzate".
Google, in sostanza, promette di non vendere le informazioni personali degli utenti e di non condividerle senza permesso, a meno che non vi siano costretti da un'ingiunzione di un tribunale. Ma siamo sicuri che questa semplificazione non abbia alcun impatto sull'anonimato e le scelte dei singoli utenti? Quando si effettuerà una ricerca su Google, la società sarà libera di utilizzarla su tutti i servizi (come YouTube e Gmail) e potrà influenzare, in un colpo solo, i risultati, cosa che fa già oggi, ma separatamente per ogni servizio. Possibilità di fare "opt-out" (scegliere di non accettare le nuove regole)? Non esiste, prendere o lasciare. E quando le alternative praticamente non esistono, si accetta...
Google, in sostanza, promette di non vendere le informazioni personali degli utenti e di non condividerle senza permesso, a meno che non vi siano costretti da un'ingiunzione di un tribunale. Ma siamo sicuri che questa semplificazione non abbia alcun impatto sull'anonimato e le scelte dei singoli utenti? Quando si effettuerà una ricerca su Google, la società sarà libera di utilizzarla su tutti i servizi (come YouTube e Gmail) e potrà influenzare, in un colpo solo, i risultati, cosa che fa già oggi, ma separatamente per ogni servizio. Possibilità di fare "opt-out" (scegliere di non accettare le nuove regole)? Non esiste, prendere o lasciare. E quando le alternative praticamente non esistono, si accetta...
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mercoledì 25 gennaio 2012
FileSonic si autosospende. E' la fine dei siti di file sharing?
Dopo la clamorosa chiusura da parte dell'FBI, una settimana fa, del famosissimo servizio di condivisione file Megaupload (e dei suoi derivati) e l'arresto del suo controverso e ricchissimo fondatore Kim Schmitz (alias "Kim Dotcom"), un altro dei cosiddetti "cyberlockers"
(termine traducibile come "stipetto virtuale", in sostanza siti per la
condivisione pubblica di qualsiasi tipo di file) è venuto giù.
Si tratta di Filesonic, un sito tradotto parzialmente anche in italiano (la dice lunga sulla popolarità di questi servizi nel nostro paese....).
Attenzione però: il sito non è stato chiuso e nessuno degli amministratori è stato incriminato. Si tratta semplicemente di una "autosospensione"
dal servizio pubblico di filesharing. In soldoni, i gestori hanno
pensato bene, in attesa che le acque si calmino, di impedire che
chicchessia effettuasse l'upload di materiale protetto da copyright e lo
mettesse a disposizione dell'intera comunità informatica globale. E
quindi, al momento i file conservati sui loro server possono essere scaricati solo da chi li ha caricati.
Una mossa intelligente che evita il problema verificatosi con
Megaupload, dove l'FBI ha "gettato il bambino assieme all'acqua sporca",
ovvero ha impedito non solo l'accesso ai file "illegali", ma anche a
milioni di file creati e caricati nella più totale buona fede da utenti
che non avevano nulla a che fare con la pirateria.
Da quanto ci risulta, al momento stanno correndo ai ripari anche siti come Fileserve (tramite la cancellazione massiva di file e l'annullamento di programmi di affiliazione), FilePost (cancellazione di file e sospensione utenti individuati come trasgressori), Uploaded.to ha semplicemente bandito gli indirizzi IP americani e siti come VideoBB.com hanno chiuso i programmi di affiliazione.
Con molta probabilità nei prossimi giorni assisteremo ad azioni simili, e
chi sarà così ostinato da voler scaricare file illegali dovrà ricorrere
ai soliti torrent, a eMule o ad altri sistemi...
sabato 3 dicembre 2011
I 5 pericoli più grandi per lo shopping online di Natale
Molti utenti Internet iniziano ad acquistare i regali di Natale all’inizio del periodo dell’Avvento. In Italia tre utenti su dieci sceglieranno Internet per comprare i regali di Natale (fonte: Gfk Eurisko). I criminali online traggono sicuro vantaggio da questa situazione e prendono di mira gli utenti che sono alla ricerca di regali. Essi ingannano le loro vittime inviando mail contenenti malware o basate su phishing offrendo, ad esempio, beni di lusso a prezzi particolarmente convenienti o inviando note di spedizione fasulle. L’obbiettivo dei cyber criminali è soprattutto quello di entrare in possesso dei dati personali degli utenti relativi all’online banking o alle carte di credito.
I 5 pericoli più grandi per lo shopping online di Natale
venerdì 18 novembre 2011
Emoticon
Le emoticon (o smiley, in italiano faccina) sono riproduzioni stilizzate di quelle principali espressioni facciali umane che si manifestano in presenza di un'emozione (sorriso, broncio, ghigno, ecc.). Vengono utilizzate prevalentemente su Internet nei programmi di messaggistica chat e negli SMS per sopperire alla mancanza del linguaggio non verbale nella comunicazione scritta. Il nome nasce dall'accostamento delle parole "emotional" e "icon" e sta ad indicare proprio un' icona che esprime emozioni.La nascita delle prime emoticon è molto controversa. La prima in assoluto pare essere stata usata il 12 aprile 1979 da un certo Kevin
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giovedì 27 ottobre 2011
Anonymous attacca la pedofilia
Finalmente il network di hacker che si identifica sotto il nome di Anonymous ha iniziato a collaborare con la giustizia. Dopo aver attaccato qualsiasi gruppo economico con una certa rilevanza, e aver fatto a pezzi i sistemi di sicurezza di Sony, gli "hackivisti" della rete hanno preso di mira i siti che diffondono materiale pedopornografico.
Anonymous ha infatti rilasciato una nota in cui si legge: "La nostra richiesta è semplice. Rimuovete tutto il materiale pedopornografico dai vostri server", e ancora, "Questo annuncio è rivolto a tutti, su Internet. Non ci importa chi siete: se supportate in qualsiasi modo la diffusione di questo tipo di materiale, diventerete un nostro obiettivo".
Anonymous ha infatti rilasciato una nota in cui si legge: "La nostra richiesta è semplice. Rimuovete tutto il materiale pedopornografico dai vostri server", e ancora, "Questo annuncio è rivolto a tutti, su Internet. Non ci importa chi siete: se supportate in qualsiasi modo la diffusione di questo tipo di materiale, diventerete un nostro obiettivo".
mercoledì 26 ottobre 2011
Wikileaks rischia chiusura, finiti soldi
''Per garantire la futura sopravvivenza dell'organizzazione siamo costretti a sospendere temporaneamente qualunque pubblicazione e concentrarci finanziariamente a combattere l'embargo finanziario imposto da Visa, Mastercard e Bank of America''. E' il messaggio lanciato a Londra dal capo di WikiLeaks Julian Assange durante una conferenza stampa. Secondo Assange l'organizzazione ha perso il 95% dei suoi fondi dopo l'embargo alle donazioni in atto dallo scorso dicembre definito ''illegale''.
lunedì 10 ottobre 2011
Il futuro del mondo è legato a Internet.Se collassasse torneremmo indietro di 50 anni
Internet è diventata da tempo parte inscindibile della nostra quotidianità. Attraverso la Rete vengono veicolati ogni giorno miliardi di informazioni e milioni di transazioni economiche. L’industria, le banche, le università e gli stessi uffici pubblici, ormai, non possono fare più a meno del Web: tutto passa attraverso l’infrastruttura telematica. Cosa accadrebbe però se ipoteticamente la Grande Rete dovesse collassare?
Se Internet si bloccasse la nostra vita segnerebbe un violento arretramento, si dovrebbe tornare a sistemi manuali analogici con enormi ritardi e costi aggiuntivi. La democrazia nel mondo ne soffrirebbe; gli abusi dei governanti non verrebbero rivelati al resto del mondo. I popoli non comunicherebbero facilmente tra di loro. Usi e costumi ritornerebbero ad essere diversi mentre oggi i giovani stanno creando una massa culturale globale (nel bene e nel male), che permette loro di comunicare e di lavorare facilmente insieme, perché la base di lavoro è la stessa: internet. In pratica ormai non si può più fare a meno della Grande Rete. E’ uno strumento globale della nostra vita. E’ uno strumento di vera democrazia, perché non è soggetta a nessun dittatore. Internet è nata libera e rimarrà libera, nonostante la brutta pagina scritta dal Governo italiano in questi giorni, imponendo tre anni di prigione per i giornalisti-blogger che non pubblichino rapidamente le rettifiche alle notizie. I giornalisti non dovrebbero accettare una violenza simile.
La prenotazione dei voli aerei si bloccherebbe con impatto sul traffico aereo, idem per le ferrovie, gli ospedali rallenterebbero la attività, i medicinali sarebbero distribuiti al rallentatore, il sistema finanziario e bancario si bloccherebbe, i sistemi anagrafici… In una frase, potremmo dire che il mondo ritornerebbe piccolo ed arretrato come era cinquant’anni fa.
Un blocco del sistema cosi come lo stiamo immaginando ,è una realtà, più che un potenziale pericolo. Potrei portare due esempi significativi. Nel 2007 l'Estonia, Paese moderno, estremamente progredito nel campo informatico (pensate che la attività negli Enti statali estoni vengono fatte via internet e non esistono documenti cartacei negli uffici, né sui tavoli né negli armadi), subì un violento attacco informatico da un importante Paese confinante. I giornali, la Polizia ed i servizi ministeriali furono bloccati per circa una settimana. Non si poteva entrare né uscire dal Paese perché i controlli di frontiera erano bloccati, la vita del Paese rimase praticamente ferma per alcuni giorni. L’Europa e la Nato aiutò l’Estonia a rimettere in piedi il sistema e dopo qualche giorno l’attività riprese regolarmente. All’incirca nello stesso periodo la Guardia Costiera inglese subì un attacco informatico e si bloccò, nel senso che gli ordini dovettero essere emessi in forma cartacea ritornando 'ai vecchi tempi', cosa alla quale nessuno è più abituato. Le future guerre saranno 'informatiche' prima che convenzionali (truppe sul terreno) ed addirittura prima che nucleari. I Paesi tecnologicamente più progrediti stanno equipaggiandosi per contrastare attacchi informatici e per gestirne le conseguenze.
I Cert sono la base per la difesa di un paese e di una alleanza. Permettono di monitorare e dare informazioni sulla attività della Rete e facilitano la reazione agli attacchi. L’Italia sta facendo la sua parte in questo campo, ma c’è ancora molto da fare.
In Europa esiste l'Enisa che ha la funzione di aiutare i Paesi meno progrediti in campo informatico a raggiungere il livello di quelli più equipaggiati (Germania, Gran Bretagna, Francia, Finlandia,etc…), perché è noto che in una organizzazione informatica basta che la back-door sia debole per far collassare anche il più robusto sistema informatico. Enisa non può intervenire né imporre soluzioni tecnico-operative, può solo dare gli strumenti, insegnare ad usarli e convincere gli Stati Membri ad usarli; la decisione finale poi è del Governo di quel determinato Paese. Il motivo di questa limitazione è che ogni Paese europeo vuole gestire la propria sicurezza nazionale. Quindi aiuto sì, ma imposizioni operative no.
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lunedì 18 luglio 2011
L'email inquina come l'automobile
quanto inquina Internet? L'infrastruttura dei server e tutti i servizi connessi?
Di recente Greepeace aveva esortato Facebook a essere più verde ma non è solo un problema che riguarda i messaggi che vengono scambiati attraverso i social network. L'emissione di anidride carbonica avviene anche attraverso posta elettronica.
Un recentestudio dell’agenzia francese Ademe (Agence de l'environnement et de la maitrise de l'énergie) che si occupa di ambiente e controllo energetico fornisce una stima sull'impronta carbonica di molte pratiche diffuse su Internet (l’invio di email, la consultazione dei motori di ricerca e l'utilizzo di chiavi Usb).
Dal rapporto emerge che la fame di energia è in continuo aumento: le emissioni del web (oggi stimate in circa il 2% di quelle globali) sono destinate a raddoppiare entro il 2020. A ciò contribuiscono reti, router, computer, smartphone e secondo i calcoli inviare un’email genera ad esempio circa 19 grammi di CO2 equivalente.
In pratica in un anno un’impresa francese che impiega 100 persone può arrivare a produrre solo col traffico di email 13,6 tonnellate di CO2 pari alle emissioni prodotte da 13 voli andata e ritorno tra Parigi e New York. Un'automobile moderna emette 140 grammi di CO2 ogni chilometro percorso ossi 8 email da 1MB: se si moltiplica il dato per i 250 miliardi di mail inviate ogni giorno l'impatto è significativo.
L'80% delle mail quotidiane sono spam: evitare di allegare file, diminuire le email ed i destinatari sono tra i rimedi per diminuire l'impatto della posta elettronica. D'altronde anche una normale ricerca sul webproduce fino a 10 grammi di anidride carbonica: anche qui il rimedio è quello di usare i preferiti e usare parole chiave precise.
Non resta che alimentare tutti i server, le reti e i data center con fonti da energia rinnovabili per limitare i danni. Altrimenti avremo una Internet che inquina sempre di più.
fonte excite.it
Di recente Greepeace aveva esortato Facebook a essere più verde ma non è solo un problema che riguarda i messaggi che vengono scambiati attraverso i social network. L'emissione di anidride carbonica avviene anche attraverso posta elettronica.
Un recentestudio dell’agenzia francese Ademe (Agence de l'environnement et de la maitrise de l'énergie) che si occupa di ambiente e controllo energetico fornisce una stima sull'impronta carbonica di molte pratiche diffuse su Internet (l’invio di email, la consultazione dei motori di ricerca e l'utilizzo di chiavi Usb).
Dal rapporto emerge che la fame di energia è in continuo aumento: le emissioni del web (oggi stimate in circa il 2% di quelle globali) sono destinate a raddoppiare entro il 2020. A ciò contribuiscono reti, router, computer, smartphone e secondo i calcoli inviare un’email genera ad esempio circa 19 grammi di CO2 equivalente.
In pratica in un anno un’impresa francese che impiega 100 persone può arrivare a produrre solo col traffico di email 13,6 tonnellate di CO2 pari alle emissioni prodotte da 13 voli andata e ritorno tra Parigi e New York. Un'automobile moderna emette 140 grammi di CO2 ogni chilometro percorso ossi 8 email da 1MB: se si moltiplica il dato per i 250 miliardi di mail inviate ogni giorno l'impatto è significativo.
L'80% delle mail quotidiane sono spam: evitare di allegare file, diminuire le email ed i destinatari sono tra i rimedi per diminuire l'impatto della posta elettronica. D'altronde anche una normale ricerca sul webproduce fino a 10 grammi di anidride carbonica: anche qui il rimedio è quello di usare i preferiti e usare parole chiave precise.
Non resta che alimentare tutti i server, le reti e i data center con fonti da energia rinnovabili per limitare i danni. Altrimenti avremo una Internet che inquina sempre di più.
fonte excite.it
lunedì 4 luglio 2011
Dal 6 Luglio l'Agcom cancella il web italiano
Si avvicina infatti il 6 Luglio, giorno nel quale l'Agcom, l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni avrebbe deciso di adottare una nuova disciplina sull'enforcement dei diritti d'autore online.
Per tutelare il copyright l'Agcom ha previsto una sorta di censura del Web secondo associazioni ed esperti di diritto digitale. L'Autorità con il nuovo regolamento avrebbe il potere di fare da giustiziere e impedire l'accesso agli utenti italiani ai siti interamente adibiti alla violazione del copyright o i cui server sono posti all'estero previa segnalazione.
Queste segnalazioni non potranno essere gestite tutte e si creerà tantissima confusione, una sorta di far west digitale che potrà colpire anche innocenti e contenuti liberi. Il gestore del sito potrà opporsi contro il blocco dell'IP e del DNS ma non l'utente che ha caricato il contenuto: inoltre rimuovere qualsiasi cosa ha un costo per i provider. Chi e come pagherà?
La delibera di Agcom sarebbe illegittima e anti costituzionale perchè rappresenterebbe comunque unattentato ai diritti fondamentali dei cittadini da parte di una autorità indipendente. Secondo molti Corrado Calabrò, il Garante, avrebbe fretta di chiudere la delibera per farla passare durante il periodo estivo e difendere alcune lobby del mondo audiovisivo.
Scrive Juan Carlos de Martin, docente al Politecnico di Torino di Ingegneria dell’Informazione: 'Perché il passaggio da un giudice, in pieno contraddittorio e con tutte le garanzie del caso, è indispensabile? Perché se alcuni casi di violazione del diritto d’autore sono relativamente semplici da determinare, la liceità o meno della pubblicazione di un contenuto genera spesso considerevoli dubbi anche agli esperti della materia. Il diritto d’autore, infatti, è di una complessità a volte notevole, come è possibile riscontrare, per esempio, quanto si cerchi di determinare con certezza se una certa opera è o non è nel pubblico dominio in un dato Paese'.
fonte web20.excite.it
Per tutelare il copyright l'Agcom ha previsto una sorta di censura del Web secondo associazioni ed esperti di diritto digitale. L'Autorità con il nuovo regolamento avrebbe il potere di fare da giustiziere e impedire l'accesso agli utenti italiani ai siti interamente adibiti alla violazione del copyright o i cui server sono posti all'estero previa segnalazione.
Queste segnalazioni non potranno essere gestite tutte e si creerà tantissima confusione, una sorta di far west digitale che potrà colpire anche innocenti e contenuti liberi. Il gestore del sito potrà opporsi contro il blocco dell'IP e del DNS ma non l'utente che ha caricato il contenuto: inoltre rimuovere qualsiasi cosa ha un costo per i provider. Chi e come pagherà?
La delibera di Agcom sarebbe illegittima e anti costituzionale perchè rappresenterebbe comunque unattentato ai diritti fondamentali dei cittadini da parte di una autorità indipendente. Secondo molti Corrado Calabrò, il Garante, avrebbe fretta di chiudere la delibera per farla passare durante il periodo estivo e difendere alcune lobby del mondo audiovisivo.
Scrive Juan Carlos de Martin, docente al Politecnico di Torino di Ingegneria dell’Informazione: 'Perché il passaggio da un giudice, in pieno contraddittorio e con tutte le garanzie del caso, è indispensabile? Perché se alcuni casi di violazione del diritto d’autore sono relativamente semplici da determinare, la liceità o meno della pubblicazione di un contenuto genera spesso considerevoli dubbi anche agli esperti della materia. Il diritto d’autore, infatti, è di una complessità a volte notevole, come è possibile riscontrare, per esempio, quanto si cerchi di determinare con certezza se una certa opera è o non è nel pubblico dominio in un dato Paese'.
fonte web20.excite.it
lunedì 30 maggio 2011
Google rivoluziona il sistema dei pagamenti
Nel tardo pomeriggio di ieri Google ha tenuto una conferenza stampa di presentazione del sistema di pagamento che sostituirà le attuali carte di credito. O almeno, che ci permetterà di lasciarle a casa, per pagare direttamente con il cellulare. Il sistema si chiama Google Wallet, e consiste nell’immagazzinamento dei dati delle carte di credito nel cellulare (primo passo) per poter procedere al pagamento in qualsiasi esercizio commerciale convenzionato con il semplice accostamento dello smartphone al lettore (secondo passo). La tecnologia usata è l’ormai famosa NFC (Near Field Communication), che sostituirà gradualmente il tradizionale portafoglio: anche la patente e la carta d’identità, secondo Google, si potranno sostituire allo stesso modo
Ma che ne è della sicurezza nelle transazioni? Google rassicura tutti: la sicurezza è addirittura maggiore delle normali carte di credito, che corrono il rischio di essere rubate (con tanto di codice CVV2 impresso sul retro) o lette da qualche skimmer nascosto in fase di lettura. Per ora il solo cellulare compatibile con questo sistema è il Nexus S 4G, ma tutti i terminali prodotti da oggi in poi saranno dotati di questa tecnologia.
fonte tiscali.it
www.defanet.it
Ma che ne è della sicurezza nelle transazioni? Google rassicura tutti: la sicurezza è addirittura maggiore delle normali carte di credito, che corrono il rischio di essere rubate (con tanto di codice CVV2 impresso sul retro) o lette da qualche skimmer nascosto in fase di lettura. Per ora il solo cellulare compatibile con questo sistema è il Nexus S 4G, ma tutti i terminali prodotti da oggi in poi saranno dotati di questa tecnologia.
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giovedì 14 aprile 2011
Rimuovere le limitazioni Rapidshare, MegaUpload, Megavideo
Usate spesso servizi come Rapidshare, MegaUpload, Megavideo, DepositFiles, Hotfile o altri per scaricare file di ogni tipo dalla Rete? Scommetto che siete stufi di attendere secondi o addirittura minuti prima di accedere al download.
Il metodo, o trucco (ormai arcinoto, ne hanno parlato anche notissime riviste di informatica), per bypassare queste limitazioni, esiste, ed è sotto forma di una estensione per Mozilla Firefox chiamata SkipScreen. Installatela, riavviate il browser (ripetiamo: funziona solo con Firefox) e dovreste (usiamo il condizionale perchè il funzionamento varia da servizio a servizio) saltare i limiti di tempo imposti.
In alternativa si può effettuare il download di Jdownloader : questo programma è uno dei tanti download manager disponibili in Rete.
Il metodo, o trucco (ormai arcinoto, ne hanno parlato anche notissime riviste di informatica), per bypassare queste limitazioni, esiste, ed è sotto forma di una estensione per Mozilla Firefox chiamata SkipScreen. Installatela, riavviate il browser (ripetiamo: funziona solo con Firefox) e dovreste (usiamo il condizionale perchè il funzionamento varia da servizio a servizio) saltare i limiti di tempo imposti.
In alternativa si può effettuare il download di Jdownloader : questo programma è uno dei tanti download manager disponibili in Rete.
mercoledì 6 aprile 2011
Come evitare spam e truffe su Facebook
Venditori di viagra e di orologi oppure commessi bancari troppo scrupolosi che ti invitano ad accedere al tuo conto online per urgenti verifiche. Sono tentativi di spamming e scamming via mail ormai noti, trappole nelle quali un utente smaliziato della rete non casca più. Ora però la minaccia arriva da un’altra direzione: i social network, Facebook in primis.
La creatura di Mark Zuckeberg ha superato ormai i 600 milioni di utenti, un mare di pesci che truffatori di tutto il mondo sperano acchiappare nelle loro reti per rubare dati, identità, indirizzi mail degli amici. Fortunatamente, come ricorda Mashable, ci sono alcuni sistemi per evitarlo. Lo stesso social network blu ha diversi filtri automatici per lo spam che funzionano molto bene. Alle volte fin troppo bene, infatti è meglio controllare periodicamente i propri profili e le proprie pagine per controllare che non siano stati considerati spam - e quindi resi incliccabili – anche commenti che non lo sono.Più che lo spamming però, uno dei rischi più realistici che si corre su Facebook è quello dello scamming attraverso le applicazioni. Le tentate truffe sono mascherate in modo non solo da attrarre gli ingenui attraverso app molto invitanti e apparentemente convenienti - quelle accompagnate da frasi tipo, “ Clicca qui per un video da non perdere” o “ Shopping on line: con sconti fino all’70 per cento, solo per te, solo per oggi” – ma anche copiandone alcune realmente esistenti.
Per evitare di cadere in queste trappole è bene tenere a mente alcuni suggerimenti. In primo luogo fare attenzione a link troppo brevi pubblicati in bacheca da amici che di solito non si fanno vivi sul vostro profilo; in secondo luogo occorre valutare bene ogni applicazione prima di installarla e a quelle che gli altri vogliono postare sulla vostra bacheca. Alcune app che sembrano apparentemente innocue si rivelano letali una volta ottenuto l’accesso al vostro indirizzo email. Alcune poi richiedono molti permessi o un determinato numero di accessi e vengono da un marchio o da una fonte sconosciuta: queste è meglio lasciarle perdere del tutto.
Talvolta però tutti gli accorgimenti possono non bastare e si finisce per cliccare lo stesso sul link sbagliato. A questo punto rimane solo una cosa da fare: andare sulle proprie impostazioni della privacy, entrare nella sezione dedicata alle app e disinstallare quella malevola. Sarebbe carino anche eliminare anche tutti i messaggi postati dall’applicazione sul profilo e soprattutto avvisare i vostri amici del pericolo.
Ultimamente però su Facebook sta esplodendo un altro tipo di problema, quello del likejackin: una variante del clickjackin: sono link che portano su pagine di siti web piene di bottoni “ mi piace” nascosti. Basta cliccare su un qualsiasi punto della pagina per mettere mi piace su un post e pubblicarlo automaticamente sul proprio profilo, incuriosendo magari i propri amici e contribuendo a propagare l’attacco. La Zscaler ha messo a punto un bookmarklet Javascrip che permette di rivelare i “ mi piace” nascosti sui siti sospetti.
fonte tiscali.it
www.defanet.it
La creatura di Mark Zuckeberg ha superato ormai i 600 milioni di utenti, un mare di pesci che truffatori di tutto il mondo sperano acchiappare nelle loro reti per rubare dati, identità, indirizzi mail degli amici. Fortunatamente, come ricorda Mashable, ci sono alcuni sistemi per evitarlo. Lo stesso social network blu ha diversi filtri automatici per lo spam che funzionano molto bene. Alle volte fin troppo bene, infatti è meglio controllare periodicamente i propri profili e le proprie pagine per controllare che non siano stati considerati spam - e quindi resi incliccabili – anche commenti che non lo sono.Più che lo spamming però, uno dei rischi più realistici che si corre su Facebook è quello dello scamming attraverso le applicazioni. Le tentate truffe sono mascherate in modo non solo da attrarre gli ingenui attraverso app molto invitanti e apparentemente convenienti - quelle accompagnate da frasi tipo, “ Clicca qui per un video da non perdere” o “ Shopping on line: con sconti fino all’70 per cento, solo per te, solo per oggi” – ma anche copiandone alcune realmente esistenti.
Per evitare di cadere in queste trappole è bene tenere a mente alcuni suggerimenti. In primo luogo fare attenzione a link troppo brevi pubblicati in bacheca da amici che di solito non si fanno vivi sul vostro profilo; in secondo luogo occorre valutare bene ogni applicazione prima di installarla e a quelle che gli altri vogliono postare sulla vostra bacheca. Alcune app che sembrano apparentemente innocue si rivelano letali una volta ottenuto l’accesso al vostro indirizzo email. Alcune poi richiedono molti permessi o un determinato numero di accessi e vengono da un marchio o da una fonte sconosciuta: queste è meglio lasciarle perdere del tutto.
Talvolta però tutti gli accorgimenti possono non bastare e si finisce per cliccare lo stesso sul link sbagliato. A questo punto rimane solo una cosa da fare: andare sulle proprie impostazioni della privacy, entrare nella sezione dedicata alle app e disinstallare quella malevola. Sarebbe carino anche eliminare anche tutti i messaggi postati dall’applicazione sul profilo e soprattutto avvisare i vostri amici del pericolo.
Ultimamente però su Facebook sta esplodendo un altro tipo di problema, quello del likejackin: una variante del clickjackin: sono link che portano su pagine di siti web piene di bottoni “ mi piace” nascosti. Basta cliccare su un qualsiasi punto della pagina per mettere mi piace su un post e pubblicarlo automaticamente sul proprio profilo, incuriosendo magari i propri amici e contribuendo a propagare l’attacco. La Zscaler ha messo a punto un bookmarklet Javascrip che permette di rivelare i “ mi piace” nascosti sui siti sospetti.
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lunedì 28 febbraio 2011
Fidanzato da 2 anni con una ragazza che non esiste
Un quarantottenne americano dell'Illinois ha appena scoperto che la sua fidanzata online, alla quale in due anni e mezzo ha bonificato ben 200.000 dollari, in realtà non esiste.
La scoperta è avvenuta per caso quando l’uomo ha contattato la polizia pensando che la propria ragazza fosse stata rapita a Londra. Purtroppo per lui (o per fortuna) gli agenti hanno scoperto che la carta di identità che la donna aveva mostra all’uomo era un facsimile della patente di guida dello stato della Florida.
L’amore è veramente cieco se l’uomo non ha avuto problemi a spedire tanti soldi a una ragazza mai vista. Certo viene il dubbio che sia necessaria anche una notevole dose di stupidità se questo romanticone digitale non ha iniziato ad insospettirsi neanche quando la propria fidanzatina gli ha chiesto di ricevere denaro su conti di banche che si trovano in Nigeria, Malesia e Gran Bretagna.
fonte tiscali.it
La scoperta è avvenuta per caso quando l’uomo ha contattato la polizia pensando che la propria ragazza fosse stata rapita a Londra. Purtroppo per lui (o per fortuna) gli agenti hanno scoperto che la carta di identità che la donna aveva mostra all’uomo era un facsimile della patente di guida dello stato della Florida.
L’amore è veramente cieco se l’uomo non ha avuto problemi a spedire tanti soldi a una ragazza mai vista. Certo viene il dubbio che sia necessaria anche una notevole dose di stupidità se questo romanticone digitale non ha iniziato ad insospettirsi neanche quando la propria fidanzatina gli ha chiesto di ricevere denaro su conti di banche che si trovano in Nigeria, Malesia e Gran Bretagna.
fonte tiscali.it
martedì 22 febbraio 2011
Quanto è facile spegnere la Rete?
Egitto, Algeria, Libia, sembra che la moda del momento sia reprimere le proteste popolari spegnendo Internet o limitandone l’accesso. Tanto che ci si chiede quale sarà il prossimo paese pronto ad adottare una misura così drastica e antidemocratica. Ma è così semplice spegnere Internet? Cosa occorre fare per bloccare la Rete di un’intera nazione? Purtroppo basta davvero poco, almeno dal punto di vista tecnico. In Egitto, per esempio, il più grosso fornitore di accesso alla Rete è di proprietà dello Stato, quindi è bastata qualche semplice telefonata per chiudere i rubinetti principali. E per tutti gli altri? Per capire come funziona lo switch off di Internet, in un paese, occorre prima sapere cos’è il Bgp.
Questa oscura sigla sta per Border Gateway Protocol e indica, in buona sostanza, il sistema che collega la connessione Internet di uno Stato a quella globale. La porta d’ingresso (e d’uscita) digitale del paese, insomma. Per il Bgp non passano, quindi, solo le linee principali, ma anche tutte quelle minori ed eventualmente slegate dal controllo statale (con qualche rara eccezione, come vedremo). Per esempio le connessioni di tipo 3G, fornite dagli operatori telefonici di un dato paese. Ora, è ben vero che il Bgp è un protocollo, ma dal punto di vista pratico è composto da apparecchi tangibili, che non sono altro che router. E se pure questi sono sotto il controllo di un governo, capite bene che spegnendoli si disattiva qualsiasi tipo di connessione Internet verso l’esterno (e viceversa). Certo, questo per sommi capi, ma basta a dimostrarci quanto la Rete, in molti paesi, sia ancora assoggettata al volere di pochi individui. E quanto basti poco per metterla ko. Per la cronaca, nel caso dell’Egitto, pare che un solo Internet Service Provider su 10, Noor Data Networks, sia scampato al blocco. Il motivo? La sua linea non passa per un Bgp di Stato, ma per un cavo sottomarino gestito da Telecom Italia.
In effetti l’influenza delle compagnie straniere potrebbe, in teoria, limitare un blocco di questo tipo. Nel caso del paese africano, due dei principali Internet Service Provider sono gestiti da multinazionali europee (Vodafone e France Telecom), che avrebbero potuto incrociare le braccia di fronte alla richiesta di spegnimento avanzata dal governo egiziano. Gli ideali di libertà digitale, tuttavia, si sono scontrati col business, con esiti che intuiamo facilmente: per non mettere a rischio strutture e dipendenti dislocati nel paese in stato di agitazione, le compagnie si sono tappate naso e orecchi, impostando su off l’interruttore dei router. Il che contribuisce al clima d’incertezza nei confronti di una Rete davvero libera, anche in quei paesi dove la libertà è radicata. Basti pensare che negli Stati Uniti si sta lavorando a una legge che consenta di spegnere Internet in caso di emergenza. Insomma, siamo tutti a rischio di blocco Internet? La questione, come visto, non è tanto tecnica, quanto politica: se c’è qualcuno in grado di ordinare lo spegnimento di qualche router, allora la risposta è affermativa.
fonte wired.it
Questa oscura sigla sta per Border Gateway Protocol e indica, in buona sostanza, il sistema che collega la connessione Internet di uno Stato a quella globale. La porta d’ingresso (e d’uscita) digitale del paese, insomma. Per il Bgp non passano, quindi, solo le linee principali, ma anche tutte quelle minori ed eventualmente slegate dal controllo statale (con qualche rara eccezione, come vedremo). Per esempio le connessioni di tipo 3G, fornite dagli operatori telefonici di un dato paese. Ora, è ben vero che il Bgp è un protocollo, ma dal punto di vista pratico è composto da apparecchi tangibili, che non sono altro che router. E se pure questi sono sotto il controllo di un governo, capite bene che spegnendoli si disattiva qualsiasi tipo di connessione Internet verso l’esterno (e viceversa). Certo, questo per sommi capi, ma basta a dimostrarci quanto la Rete, in molti paesi, sia ancora assoggettata al volere di pochi individui. E quanto basti poco per metterla ko. Per la cronaca, nel caso dell’Egitto, pare che un solo Internet Service Provider su 10, Noor Data Networks, sia scampato al blocco. Il motivo? La sua linea non passa per un Bgp di Stato, ma per un cavo sottomarino gestito da Telecom Italia.
In effetti l’influenza delle compagnie straniere potrebbe, in teoria, limitare un blocco di questo tipo. Nel caso del paese africano, due dei principali Internet Service Provider sono gestiti da multinazionali europee (Vodafone e France Telecom), che avrebbero potuto incrociare le braccia di fronte alla richiesta di spegnimento avanzata dal governo egiziano. Gli ideali di libertà digitale, tuttavia, si sono scontrati col business, con esiti che intuiamo facilmente: per non mettere a rischio strutture e dipendenti dislocati nel paese in stato di agitazione, le compagnie si sono tappate naso e orecchi, impostando su off l’interruttore dei router. Il che contribuisce al clima d’incertezza nei confronti di una Rete davvero libera, anche in quei paesi dove la libertà è radicata. Basti pensare che negli Stati Uniti si sta lavorando a una legge che consenta di spegnere Internet in caso di emergenza. Insomma, siamo tutti a rischio di blocco Internet? La questione, come visto, non è tanto tecnica, quanto politica: se c’è qualcuno in grado di ordinare lo spegnimento di qualche router, allora la risposta è affermativa.
fonte wired.it
lunedì 21 febbraio 2011
Attacco informatico a Winamp
Winamp, storico riproduttore multimediale per Windows, ha subito un attacco ai propri forum di discussione. Sono stati esposti gli indirizzi e-mail degli utenti, come confermato dagli amministratori. Prontamente bloccato, l’attacco potrebbe avere fornito altre informazioni personali degli utenti: meglio cambiare la propria password. Non sono emersi dettagli sull’intrusione in vBulletin 3.8.6, il Content Management System (CMS) a pagamento utilizzato dagli sviluppatori di Winamp per la creazione dei forum. L’hosting del sito di Winamp è fornito da Aol Music. Gli amministratori assicurano la sicurezza degli account registrati su altri sotto-domini del programma.
L’attacco ai forum di Winamp è stato paragonato a quello perpetrato ai danni di SourceForge.net, il noto repository di software libero, avvenuto il mese scorso. Non sono paragonabili, invece, i danni risultanti: SourceForge.net ha subito un pesante shutdown di tutti i servizi e messo in allerta oltre 2 milioni di utenti registrati.
L’attacco ai forum di Winamp è stato paragonato a quello perpetrato ai danni di SourceForge.net, il noto repository di software libero, avvenuto il mese scorso. Non sono paragonabili, invece, i danni risultanti: SourceForge.net ha subito un pesante shutdown di tutti i servizi e messo in allerta oltre 2 milioni di utenti registrati.
venerdì 18 febbraio 2011
Internet: reale e virtuale si fondono
Il mondo online e quello reale si fondono sui social network in Giappone, dove tramite gli smartphone di nuova generazione sara' possibile 'condividere' oggetti concreti attraverso Internet. Il progetto e' di Mixi, il social network piu' popolare nel Sol Levante con oltre 22 milioni di utenti. Servizi di questo tipo si candidano a rivoluzionare il settore della vendita al dettaglio, con l'offerta mirata di sconti e promozioni mediante l'interazione diretta tra esercente e cliente.
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lunedì 7 febbraio 2011
Internet: genitori poco preparati
Gli adolescenti italiani utilizzano ampiamente i social network e nove su dieci preferiscono Facebook, ma solo il quaranta per cento conosce le impostazioni per la privacy. E sebbene i genitori siano molto preoccupati dai rischi dell'attivita' on line, meno di otto genitori su cento utilizzano il parental control per la sicurezza dei pc. E' quanto emerge da un'indagine del Moige, il movimento genitori alla vigilia della Giornata europea dedicata all'uso sicuro delle nuove tecnologie fra i giovani.
fonte ansa.it
fonte ansa.it
sabato 5 febbraio 2011
Archeologi via web grazie a Google Earth
Sembra arrivato il tempo della pensione per gli archeologi alla Indiana Jones: adesso le scoperte e i ritrovamenti si fanno comodamente seduti in poltrona, davanti al computer. Lo sa bene David Kennedy, archeologo australiano che grazie a Google Earth ha scoperto 2000 potenziali siti archeologici in Arabia Saudita, come spiega sul 'Journal of archeological science'. Kenney, che confessa di non essere mai stato in Arabia Saudita, ha individuato 1977 potenziali siti archeologici, di cui 1082 tombe.
fonte ansa.it
fonte ansa.it
giovedì 20 gennaio 2011
Innec Lab: il social network per chi cerca lavoro
Innec Lab è una sorta di Facebook per i giovani in cerca di un lavoro: il target di utenza è fissato fra i 19 e i 30 anni, e nasce come progetto delle province di Firenze e Perugia per coinvolgere diplomati e laureati, inoccupati e disoccupati in stage e tirocini retribuiti per l’inserimento nel mercato del lavoro. In un momento di difficoltà del mondo del lavoro come quella in cui versa il nostro Paese (e l’Europa intera), il finanziamento ministeriale (del Ministero della Gioventù) è una buona notizia, e il progetto punta sull’idea innovativa del Video Curriculum Vitae: i giovani laureati potranno dialogare con i soggetti attivi del mondo del lavoro, mostrando da subito attitudini e capacità espressive. Una sorta di pre-colloquio di lavoro, per attirare l’attenzione dei responsabili d’azienda.
L’iniziativa prevede inoltre l’attivazione di una serie di tirocini in settori che vanno dal turismo ai beni culturali, passando dalla comunicazione, e alcuni percorsi di accompagnamento alla realizzazione di un’idea imprenditoriale nel settore dell’innovazione tecnologica.
L’aspetto “social” del progetto è dato dalla possibilità di incontro virtuale fra le imprese e i giovani, e anche se si è appena conclusa l’edizione 2010, è in preparazione il bando per l’ammissione ai tirocini dell’anno prossimo: se siete interessati controllate per aggiornamenti il sito ufficiale.
Certamente questo Innec Lab può essere una buona idea ma la limitatezza dell’offerta (sia in termini territoriali che nel numero di posti offerti) fa preferire altri social network business-oriented, su tutti LinkedIn.
fonte tiscali.it
WWW.DEFANET.IT
L’iniziativa prevede inoltre l’attivazione di una serie di tirocini in settori che vanno dal turismo ai beni culturali, passando dalla comunicazione, e alcuni percorsi di accompagnamento alla realizzazione di un’idea imprenditoriale nel settore dell’innovazione tecnologica.
L’aspetto “social” del progetto è dato dalla possibilità di incontro virtuale fra le imprese e i giovani, e anche se si è appena conclusa l’edizione 2010, è in preparazione il bando per l’ammissione ai tirocini dell’anno prossimo: se siete interessati controllate per aggiornamenti il sito ufficiale.
Certamente questo Innec Lab può essere una buona idea ma la limitatezza dell’offerta (sia in termini territoriali che nel numero di posti offerti) fa preferire altri social network business-oriented, su tutti LinkedIn.
fonte tiscali.it
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