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lunedì 5 settembre 2011

La Germania toglie il divieto alla vendita di Doom

Dopo 17 anni, la Germania toglierà il divieto alla vendita ai minori di Doom, il famosissimo videogioco del 1993, ed il suo sequel Doom II del 1994. Il divieto, tra l’altro, aveva la conseguenza che Doom e Doom II potevano essere venduti esclusivamente nei negozi per soli adulti, limitandone quindi la distribuzione in modo estremamente significativo.La decisione è avvenuta in seguito ad un ricorso di Bethesda Softworks, l’azienda che è ora proprietaria di id Software, che aveva sviluppato Doom. Il videogioco era stato vietato per la sua violenza “estrema” e “sadica”, non stemperata da intermezzi di “realtà”. Secondo la censura tedesca, questa “continuità” della violenza poteva essere dannosa per i giocatori più giovani, per quanto alcuni psicologi sostengano al contrario che l’estremizzazione della violenza in giochi come Doom la rendano chiaramente irreale e parodistica: infatti, una ricerca di qualche mese della University of Huddersfield mostra come i videogiochi che stimolano maggiormente l’aggressività dei giocatori (spesso con crisi isteriche che finiscono con la distruzione del pad o del controller) sono quelli di calcio.
La rimozione della censura su Doom (che comunque potrà essere acquistato e giocato solo da chi ha almeno 16 anni) è stata decisa però non tanto sulla base di considerazioni psicologiche, ma piuttosto per il fatto che da un lato la grafica di Doom è ormai totalmente superata dai giochi moderni, quindi non si può più parlare di “realismo”, e dall’altro lato il gioco è ormai di interesse storico – il che vuol dire, tra l’altro, che a cercarlo ed acquistarlo probabilmente non saranno i giovani, ma quelli che erano teenager 17 anni fa.
L’autorizzazione alla vendita non riguarda però la versione americana di Doom II, la cui vendita è invece totalmente vietata, poiché contiene due livelli bonus tratti da Wolfenstein 3D, che includono simboli nazisti.

Post completo: http://notizie.delmondo.info/#ixzz1X6C2PvbW

lunedì 4 luglio 2011

Dal 6 Luglio l'Agcom cancella il web italiano

Si avvicina infatti il 6 Luglio, giorno nel quale l'Agcom, l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni avrebbe deciso di adottare una nuova disciplina sull'enforcement dei diritti d'autore online.
Per tutelare il copyright l'Agcom ha previsto una sorta di censura del Web secondo associazioni ed esperti di diritto digitale. L'Autorità con il nuovo regolamento avrebbe il potere di fare da giustiziere e impedire l'accesso agli utenti italiani ai siti interamente adibiti alla violazione del copyright o i cui server sono posti all'estero previa segnalazione.
Queste segnalazioni non potranno essere gestite tutte e si creerà tantissima confusione, una sorta di far west digitale che potrà colpire anche innocenti e contenuti liberi. Il gestore del sito potrà opporsi contro il blocco dell'IP e del DNS ma non l'utente che ha caricato il contenuto: inoltre rimuovere qualsiasi cosa ha un costo per i provider. Chi e come pagherà?
La delibera di Agcom sarebbe illegittima e anti costituzionale perchè rappresenterebbe comunque unattentato ai diritti fondamentali dei cittadini da parte di una autorità indipendente. Secondo molti Corrado Calabrò, il Garante, avrebbe fretta di chiudere la delibera per farla passare durante il periodo estivo e difendere alcune lobby del mondo audiovisivo.
Scrive Juan Carlos de Martin, docente al Politecnico di Torino di Ingegneria dell’Informazione: 'Perché il passaggio da un giudice, in pieno contraddittorio e con tutte le garanzie del caso, è indispensabile? Perché se alcuni casi di violazione del diritto d’autore sono relativamente semplici da determinare, la liceità o meno della pubblicazione di un contenuto genera spesso considerevoli dubbi anche agli esperti della materia. Il diritto d’autore, infatti, è di una complessità a volte notevole, come è possibile riscontrare, per esempio, quanto si cerchi di determinare con certezza se una certa opera è o non è nel pubblico dominio in un dato Paese'.
fonte web20.excite.it

martedì 22 febbraio 2011

Quanto è facile spegnere la Rete?

Egitto, Algeria, Libia, sembra che la moda del momento sia reprimere le proteste popolari spegnendo Internet o limitandone l’accesso. Tanto che ci si chiede quale sarà il prossimo paese pronto ad adottare una misura così drastica e antidemocratica. Ma è così semplice spegnere Internet? Cosa occorre fare per bloccare la Rete di un’intera nazione? Purtroppo basta davvero poco, almeno dal punto di vista tecnico. In Egitto, per esempio, il più grosso fornitore di accesso alla Rete è di proprietà dello Stato, quindi è bastata qualche semplice telefonata per chiudere i rubinetti principali. E per tutti gli altri? Per capire come funziona lo switch off di Internet, in un paese, occorre prima sapere cos’è il Bgp. 

Questa oscura sigla sta per Border Gateway Protocol e indica, in buona sostanza, il sistema che collega la connessione Internet di uno Stato a quella globale. La porta d’ingresso (e d’uscita) digitale del paese, insomma. Per il Bgp non passano, quindi, solo le linee principali, ma anche tutte quelle minori ed eventualmente slegate dal controllo statale (con qualche rara eccezione, come vedremo). Per esempio le connessioni di tipo 3G, fornite dagli operatori telefonici di un dato paese. Ora, è ben vero che il Bgp è un protocollo, ma dal punto di vista pratico è composto da apparecchi tangibili, che non sono altro che router. E se pure questi sono sotto il controllo di un governo, capite bene che spegnendoli si disattiva qualsiasi tipo di connessione Internet verso l’esterno (e viceversa). Certo, questo per sommi capi, ma basta a dimostrarci quanto la Rete, in molti paesi, sia ancora assoggettata al volere di pochi individui. E quanto basti poco per metterla ko. Per la cronaca, nel caso dell’Egitto, pare che un solo Internet Service Provider su 10, Noor Data Networks, sia scampato al blocco. Il motivo? La sua linea non passa per un Bgp di Stato, ma per un cavo sottomarino gestito da Telecom Italia. 

In effetti l’influenza delle compagnie straniere potrebbe, in teoria, limitare un blocco di questo tipo. Nel caso del paese africano, due dei principali Internet Service Provider sono gestiti da multinazionali europee (Vodafone e France Telecom), che avrebbero potuto incrociare le braccia di fronte alla richiesta di spegnimento avanzata dal governo egiziano. Gli ideali di libertà digitale, tuttavia, si sono scontrati col business, con esiti che intuiamo facilmente: per non mettere a rischio strutture e dipendenti dislocati nel paese in stato di agitazione, le compagnie si sono tappate naso e orecchi, impostando su off l’interruttore dei router. Il che contribuisce al clima d’incertezza nei confronti di una Rete davvero libera, anche in quei paesi dove la libertà è radicata. Basti pensare che negli Stati Uniti si sta lavorando a una legge che consenta di spegnere Internet in caso di emergenza. Insomma, siamo tutti a rischio di blocco Internet? La questione, come visto, non è tanto tecnica, quanto politica: se c’è qualcuno in grado di ordinare lo spegnimento di qualche router, allora la risposta è affermativa.
fonte wired.it

sabato 16 ottobre 2010

Simpson, censurata la sigla di una puntata

Censurata dalla FOX la sigla di una puntata dei Simpson firmata da Bansky, l'artista britannico 'signore dei graffiti'.
La puntata - intitolata MoneyBart - e' stata trasmessa in America la scorsa domenica. In Gran Bretagna verra' mostrata il 21 ottobre.
La sigla contiene immagini che mostrano moderni schiavi costretti a produrre merchandise dei Simpsons in un magazzino asiatico. Un'idea nata in seguito alla diffusione della notizia che lo show commissiona la maggior parte dei disegni a una compagnia in Corea del Sud.
La sequenza - pubblicata oggi dalla Bbc - si apre con una veduta di Springfield disseminata dalla firma dell'artista britannico. Bart viene poi ritratto con un fazzoletto sul viso mentre sulla lavagna ripete la frase 'Non devo scrivere sulle pareti' - frase che, al contrario, e' scritta sui muri della classe.
La parte dell'opificio si apre invece con un bambino obbligato a intingere un fotogramma della serie in un bidone di acidi. In un crescendo onirico si vedono gli operai lavorare al merchandise: dei cuccioli di gatto vengono gettati in un trita-legna e il loro pelo viene usato per imbottire della bambole a forma di Bart; i carrelli carichi di materiale vengono movimentati da un panda dal volto triste mentre per praticare i fori nei dvd della serie viene utilizzato il corno di un unicorno ridotto in catene. ''Questo e' quello che se succede quando si delocalizza'', ha scherzato il produttore esecutivo Al Jean.
fonte ansa.it