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sabato 10 dicembre 2011

Facebook trasloca al polo Nord

Il nuovo Eldorado dei data center? È nell' Artico. Col diffondersi sempre maggiore del cloud computing (l'ultimo rapporto Cisco prevede che la nuvola sarà responsabile entro il 2015 del 34 % dell'intero traffico Internet) e delle connessioni in mobilità, c'è un crescente bisogno di impianti che archivino e canalizzino le informazioni. Nel grande frigorifero naturale vicino al Polo Nord, i dati si conservano bene e soprattutto, in maniera economica per i giganti dell'Ict, che non devono ricorrere, o devono farlo in misura molto minore che altrove, a costosi sistemi di raffreddamento. L'ultimo a insediarsi è stato Facebook, che ha scelto la città svedese di Lulea, a un centinaio di chilometri dal Circolo polare, per creare il suo primo centro dati su suolo europeo, un enorme impianto costituito da tre grandi edifici da 28.000 metri quadri ciascuno, alimentato totalmente dall'energia idroelettrica proveniente da una serie di centrali costruite sul fiume Lule.
 Per il basso costo dell'elettricità, che gli esperti di Facebook hanno riscontrato essere il più basso d'Europa, il clima e la disponibilità di energia rinnovabile, la zona attorno a Lulea, che comprende anche le municipalità di Boden e Pitea, punta a posizionarsi sul mercato come zona ideale per aziende interessate a investire in impianti simili a quello di Facebook, reclamizzandosi con l'epiteto di Node Pole  e vantando fra i plus con cui attirare le aziende anche la stabilità politica ed economica della zona e l'alto livello di scolarizzazione. È pure una delle aree cardine per l'Ict in Svezia, con un'università della tecnologia frequentata da 15mila studenti. Google si è stabilita nella zona già dal 2009; non in Svezia, ma in Finlandia, ad Hamina, dove ha rilevato una vecchia cartiera per trasformarla in centro dati. Più a est, in Islanda è in costruzione, il primo data center a emissioni zero. Lo sta realizzando il provider britannico Colt per conto della società specializzata in soluzioni di hosting Verne Global. Situato in una vecchia base Nato dismessa nella città di Keflavik, l'impianto ha la particolarità di essere alimentato da due tipi diversi di energie rinnovabili: quella idroelettrica e quella geotermica.
fonte wired.it

lunedì 4 luglio 2011

La svolta del Giappone, in costruzione una città completamente ecosostenibile

La svolta del Giappone, in costruzione una città completamente ecosostenibile

In Giappone nascerà la città più verde del pianeta: nove società, capitanate dalla Panasonic, stanno lavorando per costruire nella prefettura di Kanagawa, a 50 chilometri da Tokyo, un esempio di metropoli ecosostenibile al cento per cento. Il maestoso progetto "verde", chiamato Fujisawa Sustainable Smart Town prevede la costruzione di una città intelligente, sicura e sostenibile sul terreno abbandonato di una ex fabbrica della Panasonic: combinando innovative tecnologie di risparmio energetico con particolari sistemi di accumulazione e generazione di energia solare, la città aprirà la strada a nuovi progetti edilizi pensati per integrarsi con l'ambiente.
Attraverso queste iniziative la città, che si prevede sarà finita entro marzo 2014, nel suo complesso mira a ridurre le emissioni di Co2 del 70% rispetto ai livelli del 1990. Per riuscire a raggiungere l'obiettivo tutti gli edifici, circa 1000 case private e diverse strutture pubbliche, saranno completamente indipendenti per tutto ciò che concerne l'energia di cui necessitano attraverso pannelli solari e particolari "batterie" in grado di mantenere un approvvigionamento energetico durante tutto il giorno. Ma non solo.
Fujisawa sustainable smart town comprenderà inoltre dei sistemi di condivisione delle risorse, come il car sharing, e la creazione di "assi verdi" di parchi e piante lungo le strade principali e "sentieri del vento".
fonte tiscali.it

venerdì 25 marzo 2011

Il display del cellulare diventa un pannello solare

Il display del cellulare diventa un pannello solare

I cugini francesi della Wysips hanno messo a punto una pellicola di materiale trasparente sensibile alla luce, in grado di generare elettricità dalle onde luminose.

La trasparenza di questo speciale film lo rende idoneo all’inserimento in un qualsiasi display LCD: per questo motivo le applicazioni di quest’invenzione sono illimitate, visto il grandissimo numero di dispositivi dotati di display. Le celle solari sono posizionate al di sotto dello strato capacitivo (“touchscreen”), e la sua presenza non interferisce con la qualità dell’esperienza d’uso dei dispositivi in cui è implementato, per un risultato è completamente invisibile all’occhio umano.
Unico neo, questa pellicola non si ricarica attraverso la luce emessa dal display su cui è applicato, ed è quindi monodirezionale, potendo captare solo la luce che proviene dall’esterno. La quantità di energia generata va da 1.2 a 2.5 volts, una quantità sufficiente per estendere di un’oretta la durata delle attuali batterie.

La compagnia francese sta stringendo partnership commerciali con vari distributori interessati, e dovremo vedere le prime implementazioni di questa nuova tecnologia dal prossimo anno.
fonte tiscali.it

www.defanet.it

martedì 3 agosto 2010

Nel 2050 il mare fornira' il 15% della domanda di energia

Sfruttare la forza del mare per produrre energia è ormai realtà. In Europa una serie di progetti pilota già operativi indicano la strada per sfruttare la forza delle maree, delle correnti,delle onde E sono proprio queste ultime che offrono il maggior potenziale energetico delle acque comunitarie. La Road Map Europea dell'Energia Oceanica 2010-2050,pubblicata dall'Associazione Europea dell'Energia Oceanica,traccia un quadro della situazione di un settore che potrebbe seguire come evoluzione quello dell'eolico offshore. Secondo le proiezioni della studio politiche adeguate di sostegno, sia nell'aiutare lo sviluppo del settore sia eliminando ostacoli di carattere tecnico e pratico, potrebbero portare ad un impennata nella produzione di energia marina dal 2020 al 2050. La potenzialità è di passare da 3,6 GW, previsti nel 2020, a 188 GW nel 2050 con installazioni lungo le coste dell'Oceano Atlantico del Mare del Nord e del Mediterraneo. Un tale sviluppo permetterà di soddisfare il 15% del consumo energetico europeo pari ad un valore di 15 miliardi di euro l'anno. Sul fronte occupazione l'evoluzione del settore dell'energia marina potrebbe garantire, tra quarant'anni, 470.000 nuovi posti di lavoro. L'Associazione Europea dell'Energia Oceanica sollecita la creazione di una Piattaforma strategica e di una Iniziativa Europea Industriale per focalizzare sforzi e impegni di attori industriali chiave, organismi pubblici e privati e sviluppatori tecnologici. Il mercato, sostiene la lobby dell'energia marina,é ormai maturo. Si deve ora passare alle installazioni di dimostrazione, ai progetti precommerciali per poi arrivare alla fase della commercializzazione. Intanto alcuni paesi hanno già scommesso sull'energia del mare. Nei suoi obiettivi nazionale la Gran Bretagna ha previsto di produrre dalla potenza marina 2 GWdi energia nel 2020. L'Irlanda programma di poter contare su 0,5 GW, la Francia su 0,8 GW, il Portogallo su 0,3. La Spagna confida per i suoi obiettivi nazionali in 0,1 GW di energia marina nel 2010 e, a partire dal 2015, su altri 0,5GW. Dallo studio non risulta essere prevista alcuna produzione di energia marina nel nostro paese.
Come sempre l'italia resta a guardare....
fonte ansa.it

mercoledì 30 giugno 2010

Pannelli solari fatti coi capelli...

Uno studente del Nepal ha fatto un’invenzione che potrebbe rivoluzionare il settore delle energie rinnovabili, ed in particolare quello dei pannelli solari.
Infatti, i pannelli solari continuano a soffrire del difetto del costo, così di alcune critiche legate al fatto che l’energia necessaria a costruirli “si mangia” una parte significativa del risparmio energetico che consentono.
L’invenzione di Milan Karki potrebbe però dare una svolta definitiva a questa tecnologia, infatti il ragazzo è riuscito a costruire un pannello solare il cui funzionamento è basato sui capelli, che sostituiscono il silicio. Infatti, la melanina contenuta nei capelli reagisce alla luce, reagendo elettricamente.
Attualmente, il giovane è riuscito a costruire un prototipo, con materiali di recupero, che produce 18 Watt di energia, ad un costo di circa 20 dollari, ma sostiene che, prodotto industrialmente, può essere aumentata la potenza e ridotto il costo.

fonte notizie.delmondo.info