Anonymous italia fa il salto di qualita,passando dagli innocui
defacciamenti dei siti come quelli di sgarbi e Schwarzer alla
pubblicazione dei dati dell’ivl di taranto e bucare i server della
Polizia di Stato.Sfruttando la vunerabilita del portale della polizia di
stato.Risultato dell’operazione è un gran numero di documenti messi in
rete a disposizione di tutti come fossero leaks........ continua qui
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martedì 23 ottobre 2012
martedì 8 novembre 2011
Password rubate con iSpy: ecco come difendersi
Due programmatori dell'Università Chapel Hill della North Carolina hanno messo a punto un software in grado di rubare le password di moltissimi smartphone in commercio, grazie a un sistema tanto semplice quanto efficace.
Questo iSpy infatti è in grado di identificare tutti i tasti premuti sulle tastiere degli schermi touch-screen grazie a degli algoritmi di identificazione della funzione di ingrandimento dei tasti. Se infatti usate un iPhone sarete familiari all'effetto che fa premere un pulsante sulla keyboard: esso diventerà più grande, per aiutarvi a distinguere il tasto premuto. Questo software in sostanza riconosce con un 90% di accuratezza i tasti premuti partendo da qualsiasi video, anche fatto a distanza e in movimento. Il programma confronta i singoli fotogrammi del video con un'immagine di controllo, e in pochi secondi viene creata la parola chiave digitata sullo schermo del telefono.
Con alcune telecamere si può copiare una password anche a 60 metri di distanza, o sbirciando nel riflesso sugli occhiali: il nostro consiglio è quello di applicare uno "screen-shield", ovvero una pellicola protettiva che rende invisibile lo schermo ad ogni visuale angolata dello stesso, insieme ovviamente all'accortezza di digitare la password sempre con un minimo di circospezione.
fnte tiscali.it
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lunedì 7 febbraio 2011
Internet: genitori poco preparati
Gli adolescenti italiani utilizzano ampiamente i social network e nove su dieci preferiscono Facebook, ma solo il quaranta per cento conosce le impostazioni per la privacy. E sebbene i genitori siano molto preoccupati dai rischi dell'attivita' on line, meno di otto genitori su cento utilizzano il parental control per la sicurezza dei pc. E' quanto emerge da un'indagine del Moige, il movimento genitori alla vigilia della Giornata europea dedicata all'uso sicuro delle nuove tecnologie fra i giovani.
fonte ansa.it
fonte ansa.it
venerdì 7 gennaio 2011
Pirateria in Italia: le ultime tendenze dall'Agcom
Pirateria in Italia: le ultime tendenze dall'Agcom
La protezione del diritto d'autore è un notevole grattacapo per i giuristi dell'era di Internet: l'estensione della rete globale, l'assenza di barriere geografiche e l'anonimato digitale portano i diversi paesi a scegliere soluzioni differenti. In Italia ci adeguiamo alle indicazioni che giungono dall'Europa, e la nostra autorità garante per le comunicazioni (Agcom) ha appena presentato una bozza in cui si delinea la nuova linea di condotta da tenere con i pirati informatici che operano sul territorio nazionale.Le nuove regole fanno chiarezza su questioni tradizionalmente spinose per l'interpretazione dei giudici, a partire dalla punibilità di chi scarica da una rete p2p o di chi gestisce la rete stessa. In sintesi, il documento programmatico prevede che gli utenti che scaricano non incorreranno in sanzioni, mentre gli utenti responsabili di server per il file-sharing che violano contenuti protetti avranno 48 ore di tempo dalla richiesta di rimozione per effettuarla, altrimenti incorreranno in una sanzione pecuniaria (amministrativa) da 10.000 a 200.000 euro.
Se il server si trova all'estero inoltre, è possibile che il sito verrà oscurato (tramite blacklist) dai provider italiani, rendendolo così non raggiungibile dall'Italia, ma è anche prevista una soluzione alternativa (ma più lunga) che prevede la chiusura del server anche se in territorio straniero.
Le norme bilanciano così i contrapposti interessi di libertà degli utenti e protezione dei contenuti, anche se i detentori del copyright avrebbero voluto delle regole più dure, come in Francia, dove all'utente che è pescato a scaricare per tre volte file protetti da diritto d'autore viene tagliata la connessione.
fonte tiscali.it
Defanet
domenica 7 novembre 2010
Sicurezza: Wi-Fi libero da primo gennaio
Dal primo gennaio verranno superate le restrizioni al libero accesso alla rete wi-fi contenute del decreto antiterrorismo del 2005 firmato dall'allora ministro Pisanu, dopo gli attentati di Londra. Le restrizioni imponevano ai gestori di internet point ma anche di tutti gli esercizi che mettono a disposizione del pubblico terminali internet, di chiedere al questore la licenza per svolgere l'attivita'. Dall'1 gennaio chi vorra' collegarsi in rete da un internet point potra' farlo liberamente.
fonte ansa.it
fonte ansa.it
martedì 19 ottobre 2010
Facebook: allarme privacy per giochi
Molti giochi e applicazioni popolari su Facebook rivelano il nome degli utenti, e a volte anche dei loro amici, a compagnie pubblicitarie e no. Lo rivela il Wall Street Journal. Il problema coinvolge decine di milioni di utenti. Le 10 applicazioni piu' popolari su Facebook trasmettono i nomi degli utenti a societa' esterne; 3 anche i nomi degli amici. Tra queste 'app' ci sono alcuni giochi di successo pubblicati da Zynga come FarmVille, Texas HoldEm Poker e FrontierVille.
fonte ansa.it
fonte ansa.it
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venerdì 15 ottobre 2010
Firefox e il trojan ruba-password
La società di sicurezza Webroot ha individuato un nuovo malware ruba-password, un trojan che predilige rovistare tra i dati di accesso dei browser web e in particolare prede di mira Mozilla Firefox. Il trojan, identificato da Webroot come "Trojan-PWS-Nslog", sembra essere derivato da un "toolkit" di un criminale iraniano non abbastanza sveglio da non aggiungere le proprie informazioni sensibili all'interno del codice.
Scopo ultimo del trojan Nslog è rubare password e credenziali di accesso presenti nell'apposito spazio di storage Internet Explorer, nel registro di configurazione di Windows e nei dati di Firefox. Per quanto riguarda quest'ultimo, il trojan si prende anche la briga di modificare il codice del file di configurazione nsLoginManagerPrompter.js, con il risultato che il browser Mozilla non chiederà più alcuna autorizzazione all'atto del salvataggio della password di accesso a un sito web.
La configurazione di default del panda rosso prevede che l'utente autorizzi la registrazione delle credenziali di login ogni volta che si presenta l'evenienza, spiegano gli analisti di Webroot, ma la modifica apportata da Nslog fa sì che il browser prenda a salvare tutti i dati in locale senza porre alcun quesito all'utente.
Il payload del malware è completato dalla creazione di un nuovo utente sul sistema chiamato "Maestro", e infine dal tentativo di inviare le informazioni sottratte a un server remoto una volta ogni minuto. Quel server remoto è già stato buttato giù, rivela Webroot, e a rendere le cose più interessanti ci ha pensato lo stesso autore del malware con una dimostrazione disarmante di dabbenaggine. Il creatore di Nslog è stato infatti così incauto da integrare il proprio nome personale e la propria email all'interno del codice, e partendo da questi dati gli analisti di Webroot hanno facilmente individuato un profilo Facebook scoprendo che il cracker aveva sviluppato un toolkit crea-keylogger gratuito progettato per infettare il sistema operativo Windows.
Come debellare il malware? Webroot sostiene di essere facilmente in grado di individuare il trojan e ripulire il PC infetto, mentre per quanto riguarda la configurazione di Firefox l'unica alternativa è la reinstallazione del browser e la conseguente sovrascrittura del file nsLoginManagerPrompter.js modificato.
fonte punto-informatico.it
Scopo ultimo del trojan Nslog è rubare password e credenziali di accesso presenti nell'apposito spazio di storage Internet Explorer, nel registro di configurazione di Windows e nei dati di Firefox. Per quanto riguarda quest'ultimo, il trojan si prende anche la briga di modificare il codice del file di configurazione nsLoginManagerPrompter.js, con il risultato che il browser Mozilla non chiederà più alcuna autorizzazione all'atto del salvataggio della password di accesso a un sito web.
La configurazione di default del panda rosso prevede che l'utente autorizzi la registrazione delle credenziali di login ogni volta che si presenta l'evenienza, spiegano gli analisti di Webroot, ma la modifica apportata da Nslog fa sì che il browser prenda a salvare tutti i dati in locale senza porre alcun quesito all'utente.
Il payload del malware è completato dalla creazione di un nuovo utente sul sistema chiamato "Maestro", e infine dal tentativo di inviare le informazioni sottratte a un server remoto una volta ogni minuto. Quel server remoto è già stato buttato giù, rivela Webroot, e a rendere le cose più interessanti ci ha pensato lo stesso autore del malware con una dimostrazione disarmante di dabbenaggine. Il creatore di Nslog è stato infatti così incauto da integrare il proprio nome personale e la propria email all'interno del codice, e partendo da questi dati gli analisti di Webroot hanno facilmente individuato un profilo Facebook scoprendo che il cracker aveva sviluppato un toolkit crea-keylogger gratuito progettato per infettare il sistema operativo Windows.
Come debellare il malware? Webroot sostiene di essere facilmente in grado di individuare il trojan e ripulire il PC infetto, mentre per quanto riguarda la configurazione di Firefox l'unica alternativa è la reinstallazione del browser e la conseguente sovrascrittura del file nsLoginManagerPrompter.js modificato.
fonte punto-informatico.it
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mercoledì 13 ottobre 2010
I cellulari venduti su eBay svelano i dati degli utenti
Se mettersi all'asta su eBay non va più di moda, vendere cellulari o smartphone non passa mai d'attualità.
Alla faccia della sicurezza e della privacy molti dati personali e aziendali sono venduti liberamente e inconsapevolmente su eBay e diventano quindi a disposizione di chiunque acquisti un cellulare o uno smartphone.
In una analisi di 50 cellulari venduti attraverso eBay, Disklabs ha riscontrato che almeno il 60% conteneva dati personali come i numeri di telefono, i log delle chiamate o addirittura del materiale pornografico. La cosa peggiore è che gli utenti sperano che sia il nuovo possessore del telefono a rimuovere tutti i dati.
Foto intime, video, messagi di testo possono essere visti da un estraneo e non basterebbe premere su 'cancella' per rimuovere definitivamente questi dati. La ricerca di Disklabs ha trovato del porno in 9 su 50 dispositivi mobili insieme a video e informazioni sul proprio calendario personale. Su 26 telefoni sono stati trovati addirittura indirizzi, numeri di carte di credito, numeri pin o addirittura il tracciamento delle posizioni GPS fatto attraverso le applicazioni.
Alcuni cellulari avevano anche l'IMEI (International Mobile Equipment Identity) - l'identificativo di ogni cellulare che assicura che non sia rubato - cambiato. In funzione del modello del cellulare e del suo sistema operativo i dati vengono archiviati in maniera diversa.
Seguire le istruzioni contenute nei manuali d'uso per cancellare ogni informazione contenuta nel cellulare potrebbe non rivelarsi sufficiente: bisognerebbe criptare tutti i dati o fare almeno un 'factory reset'.
Per difendersi Howard Schmidt, ex-consigliere per la cybersicurezza alla Casa Bianca, dichiarò che per pulire a fondo il suo BlackBerry digita 11 volte una password errata causando così la distruzione dei dati contenuti nel dispositivo.
fonte excite.it
Alla faccia della sicurezza e della privacy molti dati personali e aziendali sono venduti liberamente e inconsapevolmente su eBay e diventano quindi a disposizione di chiunque acquisti un cellulare o uno smartphone.
In una analisi di 50 cellulari venduti attraverso eBay, Disklabs ha riscontrato che almeno il 60% conteneva dati personali come i numeri di telefono, i log delle chiamate o addirittura del materiale pornografico. La cosa peggiore è che gli utenti sperano che sia il nuovo possessore del telefono a rimuovere tutti i dati.
Foto intime, video, messagi di testo possono essere visti da un estraneo e non basterebbe premere su 'cancella' per rimuovere definitivamente questi dati. La ricerca di Disklabs ha trovato del porno in 9 su 50 dispositivi mobili insieme a video e informazioni sul proprio calendario personale. Su 26 telefoni sono stati trovati addirittura indirizzi, numeri di carte di credito, numeri pin o addirittura il tracciamento delle posizioni GPS fatto attraverso le applicazioni.
Alcuni cellulari avevano anche l'IMEI (International Mobile Equipment Identity) - l'identificativo di ogni cellulare che assicura che non sia rubato - cambiato. In funzione del modello del cellulare e del suo sistema operativo i dati vengono archiviati in maniera diversa.
Seguire le istruzioni contenute nei manuali d'uso per cancellare ogni informazione contenuta nel cellulare potrebbe non rivelarsi sufficiente: bisognerebbe criptare tutti i dati o fare almeno un 'factory reset'.
Per difendersi Howard Schmidt, ex-consigliere per la cybersicurezza alla Casa Bianca, dichiarò che per pulire a fondo il suo BlackBerry digita 11 volte una password errata causando così la distruzione dei dati contenuti nel dispositivo.
fonte excite.it
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mercoledì 29 settembre 2010
ATTENTI A STUXNET
Come già ampiamente previsto qualche mese fa, il worm Stuxnet si è trasformato nel nuovo "caso mediatico" capace di impensierire le società di sicurezza e sollevare polverone in seno alla stampa mainstream, generalmente poco accorta alla proliferazione di questo o quel pezzetto di codice malevolo. Ma Stuxnet fa molto, molto di più oltre a proliferare, e il malware ha tali e tante caratteristiche da far sorgere più di un dubbio sul fatto si tratti di un vero e proprio attacco organizzato contro il programma nucleare iraniano
Ci sarebbe insomma il Mossad - i servizi segreti israeliani - dietro la realizzazione di un worm entrato in circolazione svariati mesi fa ma individuato dalla bielorussa VirusBlokAda solo a luglio. Il worm, dicono alcune società di sicurezza, rappresenterebbe uno dei primi casi concreti di cyberwar organizzata con lo scopo preordinato di fare danni molto reali.
Stuxnet è un pezzo di codice estremamente complesso e ripieno di caratteristiche avanzate, dicono gli esperti, un malware che è stato capace di sfruttare ben 4 falle 0 day di Windows, una delle quali ben nascosta all'interno dello spooler di stampa e nota pubblicamente da più di un anno. Il worm infetta le chiavette USB, gli hard disk ma è soprattutto progettato per instillare un vero e proprio rootkit - il primo della sua "specie", suggerisce Symantec - nelle macchine di controllo dei processi industriali come quelle presenti nei comparti di produzione, nelle centrali energetiche/atomiche o sulle catene di montaggio.
Dotato di un meccanismo di comando e controllo centralizzato che in alternativa - come in effetti pare sia accaduto - può sopravvivere allo shutdown dei server malevoli impiegando un network di comunicazione peer to peer decentralizzato, Stuxnet è talmente complesso che security company ed esperti indipendenti sono sostanzialmente unanimi nell'assegnarne la paternità a uno stato organizzato dotato di fondi illimitati e forti motivazioni politico-militari.
L'obiettivo ultimo di Stuxnet appare il cyber-sabotaggio, suggerisce la security enterprise moscovita Kaspersky, un sabotaggio che potrebbe potenzialmente prendere la forma di turbine mandate fuori giri, esplosioni negli impianti industriali e malfunzionamenti più o meno disastrosi nelle centrali energetiche dotate di macchinari sviluppati dalla tedesca Siemens.
La paternità generalmente accettata del codice di Stuxnet è di matrice israeliana perché il paese dove si è registrato il maggior numero di infezioni è l'Iran. Il Mossad avrebbe in sostanza sviluppato il worm come un'arma sporca capace di sabotare il programma nucleare del paese. L'agenzia di stampa ufficiale (controllata dallo stato) conferma l'individuazione di 30mila indirizzi IP infetti, ma in accordo con i responsabili della centrale nucleare di Bushehr (l'obiettivo finale di Stuxnet?) tende a sottostimare l'impatto dell'attacco e rassicura: non c'è stato nessun danno rilevante e i sistemi che gestiscono il reattore sono al sicuro.
fonnte punto-informatico.it
Ci sarebbe insomma il Mossad - i servizi segreti israeliani - dietro la realizzazione di un worm entrato in circolazione svariati mesi fa ma individuato dalla bielorussa VirusBlokAda solo a luglio. Il worm, dicono alcune società di sicurezza, rappresenterebbe uno dei primi casi concreti di cyberwar organizzata con lo scopo preordinato di fare danni molto reali.
Stuxnet è un pezzo di codice estremamente complesso e ripieno di caratteristiche avanzate, dicono gli esperti, un malware che è stato capace di sfruttare ben 4 falle 0 day di Windows, una delle quali ben nascosta all'interno dello spooler di stampa e nota pubblicamente da più di un anno. Il worm infetta le chiavette USB, gli hard disk ma è soprattutto progettato per instillare un vero e proprio rootkit - il primo della sua "specie", suggerisce Symantec - nelle macchine di controllo dei processi industriali come quelle presenti nei comparti di produzione, nelle centrali energetiche/atomiche o sulle catene di montaggio.
Dotato di un meccanismo di comando e controllo centralizzato che in alternativa - come in effetti pare sia accaduto - può sopravvivere allo shutdown dei server malevoli impiegando un network di comunicazione peer to peer decentralizzato, Stuxnet è talmente complesso che security company ed esperti indipendenti sono sostanzialmente unanimi nell'assegnarne la paternità a uno stato organizzato dotato di fondi illimitati e forti motivazioni politico-militari.
L'obiettivo ultimo di Stuxnet appare il cyber-sabotaggio, suggerisce la security enterprise moscovita Kaspersky, un sabotaggio che potrebbe potenzialmente prendere la forma di turbine mandate fuori giri, esplosioni negli impianti industriali e malfunzionamenti più o meno disastrosi nelle centrali energetiche dotate di macchinari sviluppati dalla tedesca Siemens.
La paternità generalmente accettata del codice di Stuxnet è di matrice israeliana perché il paese dove si è registrato il maggior numero di infezioni è l'Iran. Il Mossad avrebbe in sostanza sviluppato il worm come un'arma sporca capace di sabotare il programma nucleare del paese. L'agenzia di stampa ufficiale (controllata dallo stato) conferma l'individuazione di 30mila indirizzi IP infetti, ma in accordo con i responsabili della centrale nucleare di Bushehr (l'obiettivo finale di Stuxnet?) tende a sottostimare l'impatto dell'attacco e rassicura: non c'è stato nessun danno rilevante e i sistemi che gestiscono il reattore sono al sicuro.
fonnte punto-informatico.it
venerdì 21 maggio 2010
Come ti cracko l'automobile.....
Per la serie se vi sembra che la vostra auto sia posseduta non vi preoccupate vi hanno solo crackato l'auto.
Internet, si sa, può essere un posto molto pericoloso con malware, cyber-criminali e truffe in attesa dietro l'angolo di un qualsiasi sito web. Ma il pericolo digitale della navigazione si trasforma in un vero e proprio rischio per la vita se l'utente è alla guida di un auto ripiena di circuiti integrati e sistemi informatici aggiornabili.
Solleva la delicata questione un team composto da esperti della University of Washington e della University of California, San Diego autore dello studio Experimental Security Analysis of a Modern Automobile. Nel loro lavoro, i ricercatori hanno messo mani, portatile e cavi di collegamento sulla porta di diagnostica standard On-Board Diagnostics (OBD-II) obbligatoria per tutti i veicoli in circolazione negli States.
Lo studio si è concentrato su due modelli di automobili scelti come "rappresentativi dei sistemi di controllo basati sui network computerizzati che hanno proliferato in molte delle auto di oggi". I ricercatori hanno scoperto che è possibile "hackerare" l'auto da remoto istruendo il computer di bordo per fargli compiere ogni genere di follia, dalla frenata forzata allo spegnimento del motore, sino alla disabilitazione completa dei freni.
fonte punto-informatica.it
Internet, si sa, può essere un posto molto pericoloso con malware, cyber-criminali e truffe in attesa dietro l'angolo di un qualsiasi sito web. Ma il pericolo digitale della navigazione si trasforma in un vero e proprio rischio per la vita se l'utente è alla guida di un auto ripiena di circuiti integrati e sistemi informatici aggiornabili.
Solleva la delicata questione un team composto da esperti della University of Washington e della University of California, San Diego autore dello studio Experimental Security Analysis of a Modern Automobile. Nel loro lavoro, i ricercatori hanno messo mani, portatile e cavi di collegamento sulla porta di diagnostica standard On-Board Diagnostics (OBD-II) obbligatoria per tutti i veicoli in circolazione negli States.
Lo studio si è concentrato su due modelli di automobili scelti come "rappresentativi dei sistemi di controllo basati sui network computerizzati che hanno proliferato in molte delle auto di oggi". I ricercatori hanno scoperto che è possibile "hackerare" l'auto da remoto istruendo il computer di bordo per fargli compiere ogni genere di follia, dalla frenata forzata allo spegnimento del motore, sino alla disabilitazione completa dei freni.
fonte punto-informatica.it
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Facebook, arriva il 'cerca segreti' su web
Basta digitare una o più parole ed ecco apparire i post inviati negli ultimi giorni che le contengono. Messaggi nati nel social network, ma che ora circolano liberamente sul web. A differenza del motore di ricerca interno di Facebook, lo strumento scova le informazioni rese pubbliche dalla società di Mark Zuckerberg e compagni attraverso le applicazioni lanciate il 21 aprile, che aprono la comunità al resto del web e che hanno scatenato una valanga di critiche. "Il nostro sito è solo una parodia, ma lo scopo è serio - scrivono i programmatori di Openbook - Vogliamo che Facebook faccia tornare private le informazioni di cui dispone, per far sì che questo sito e altri come questo non funzionino più". L'elenco delle ultime ricerche compiute dimostra che la caccia alle informazioni più intime e personali è cominciata.
Spesso le rivelazioni sembrano scritte apposta per essere divulgate al massimo, oltre volte l'impressione è che gli utenti non siano perfettamente consapevoli del destino finale delle conversazioni in rete e gestiscano le proprie comunicazioni in modo non molto diverso rispetto alle e-mail. "Il punto - scrivono i creatori di Openbook - è che Facebook non esplicita con chiarezza quali informazioni diventeranno pubbliche". Districarsi tra le norme della privacy di Facebook non è affatto semplice, tanto che recentemente il New York Times ha calcolato che l'informativa del colosso Internet contiene 5.830 parole, 1.287 in più della Costituzione americana e che per rendere i propri dati almeno parzialmente privati occorre cliccare su 50 impostazioni e 170 opzioni. L'Electronic Frontier Foundation ha pubblicato invece un prospetto che mostra come dal 2005 ad oggi sia peggiorata la politica della privacy di Facebook.
Gli attacchi a Zuckerberg, 26 anni appena compiuti, ormai si moltiplicano. Il Business Insider, ad esempio, pubblica una conversazione tra il fondatore di Facebook ed un amico che dimostrerebbe la sua totale indifferenza nei confronti della privacy. Lo stesso blog a marzo accusò Zuckerberg di aver rubato le idee e i codici di un progetto universitario molto simile, HarvardConnection, diventato ConnectU, per il suo tornaconto. Sono diversi ormai i siti che consigliano di cancellare il proprio profilo sul social network. Uno di questi ha indetto il Quit Facebook Day, invitando a staccare la spina il 31 maggio, ma al momento non pare aver riscosso grande successo.
La stragrande maggioranza dei 400 milioni di utenti sembrano non avere nessuna intenzione di lasciare la community a dispetto dei dubbi sollevati. Un capitale che fa gola a molti e che quattro ragazzi americani promettono di intaccare. In pochi giorni sono riusciti a raccogliere una certa notorietà e fondi sufficienti a lanciare il progetto Diaspora: un social network, che nascerà a settembre e che si propone come l'anti-Facebook proprio perché garantirà agli utenti pieno controllo sui propri dati personali.
fonte ansa.it
Spesso le rivelazioni sembrano scritte apposta per essere divulgate al massimo, oltre volte l'impressione è che gli utenti non siano perfettamente consapevoli del destino finale delle conversazioni in rete e gestiscano le proprie comunicazioni in modo non molto diverso rispetto alle e-mail. "Il punto - scrivono i creatori di Openbook - è che Facebook non esplicita con chiarezza quali informazioni diventeranno pubbliche". Districarsi tra le norme della privacy di Facebook non è affatto semplice, tanto che recentemente il New York Times ha calcolato che l'informativa del colosso Internet contiene 5.830 parole, 1.287 in più della Costituzione americana e che per rendere i propri dati almeno parzialmente privati occorre cliccare su 50 impostazioni e 170 opzioni. L'Electronic Frontier Foundation ha pubblicato invece un prospetto che mostra come dal 2005 ad oggi sia peggiorata la politica della privacy di Facebook.
Gli attacchi a Zuckerberg, 26 anni appena compiuti, ormai si moltiplicano. Il Business Insider, ad esempio, pubblica una conversazione tra il fondatore di Facebook ed un amico che dimostrerebbe la sua totale indifferenza nei confronti della privacy. Lo stesso blog a marzo accusò Zuckerberg di aver rubato le idee e i codici di un progetto universitario molto simile, HarvardConnection, diventato ConnectU, per il suo tornaconto. Sono diversi ormai i siti che consigliano di cancellare il proprio profilo sul social network. Uno di questi ha indetto il Quit Facebook Day, invitando a staccare la spina il 31 maggio, ma al momento non pare aver riscosso grande successo.
La stragrande maggioranza dei 400 milioni di utenti sembrano non avere nessuna intenzione di lasciare la community a dispetto dei dubbi sollevati. Un capitale che fa gola a molti e che quattro ragazzi americani promettono di intaccare. In pochi giorni sono riusciti a raccogliere una certa notorietà e fondi sufficienti a lanciare il progetto Diaspora: un social network, che nascerà a settembre e che si propone come l'anti-Facebook proprio perché garantirà agli utenti pieno controllo sui propri dati personali.
fonte ansa.it
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mercoledì 21 aprile 2010
Occhio alle false estensioni Chrome
Occhio alle false estensioni Chrome
BitDefender
ha messo in guardia gli utenti da una email truffaldina che promuove il
download di alcune estensioni per Google Chrome. In realtà si tratta di
un file eseguibile che inocula nel sistema un cavallo di Troia
ha messo in guardia gli utenti da una email truffaldina che promuove il
download di alcune estensioni per Google Chrome. In realtà si tratta di
un file eseguibile che inocula nel sistema un cavallo di Troia
Roma - La crescente
popolarità di Google Chrome ha cominciato a destare l'interesse dei
virus writer, soprattutto ora che anche il browser di BigG supporta
ufficialmente le estensioni. BitDefender ha portato all'attenzione del
pubblico un malware che tenta di farsi passare per un'estensione di
Chrome.
"La dinamica è semplice: gli utenti di Google Chrome
ricevono una email non richiesta che annuncia una nuova estensione per
il loro browser preferito sviluppata al fine di facilitare l'accesso ai
documenti allegati alle email" spiega la nota società di software per la
sicurezza in questo post.
Il messaggio contiene un link
che, se cliccato, reindirizza l'utente verso una pagina simile a quella
del portale Google Chrome Extensions che elenca i nomi di varie
estensioni: cliccando su una qualunque di queste si scarica un file
eseguibile. A questo punto gli utenti più accorti dovrebbero accorgersi
dell'inganno: il falso add-on porta l'estensione ".exe" anziché quella
".crx" che contraddistingue le estensioni per Chrome. Inutile dire che,
se eseguito, il trojan nascosto all'interno del file maligno provvede ad
infettare il sistema.
Identificato
da BitDefender come Agent.20577, il cavallo di Troia modifica
il file hosts di Windows in modo da bloccare l'accesso alle
pagine web di Google e Yahoo. "Ogni volta che l'utente cerca di
accedervi digitando google.xxx o
xx.search.yahoo.com nel browser,
sarà reindirizzato ad un altro indirizzo IP" spiega BitDefender. Questo
permette ai creatori del malware di inoltrare gli utenti verso siti
all'apparenza molto simili ai portali di Google e Yahoo ma pieni zeppi
di malware.
fonte puntoinformatica.it
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domenica 13 settembre 2009
LE IDEE GENIALI MADE IN COREA
Come tutelare le grandi imprese che utilizzano in larga fascia i sistemi informatici,dove la principale fonte di lavoro e' proprio legata a internet?.Qualcuno ha pensato bene di instituire dei veri polizziotti virtuali ebbene si l'idea viene dalla Corea del Sud che formera' oltre 3000 cyber-poliziotti per contrastare gli attacchi informatici e proteggere le imprese. Lo rende noto l'agenzia Yonhap, precisando il governo mira a ''tutelare i dati delle imprese e impedire la fuga di segreti industriali''. L'esercito della Corea del Sud possiede gia' una unita' specializzata nella lotta agli
attacchi informatici. Recentemente il Paese asiatico e' stato piu' volte vittima di
cyber-attacchi. Paesi come Italia dove sempre piu 'imprese di alto livello lavorano unicamente e
unitamente utilizando i sistemi informatici dovrebbero predere esempio per tutelasi,migliorando la qualita' del lavoro svolto e evitando inutili perdite di denaro.
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