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mercoledì 15 maggio 2013

Pirati informatici beffati

Una casa di produzione di Videogiochi ha avuto un’idea piuttosto curiosa per cercare di insegnare  una lezione a coloro ke piratano i giochi diffondendoli via internet.
La Greenhart Games  ha creato un gioco di simulazione, “Game Dev Tycoon” in cui il giocatore deve gestire una società di produzione di videogiochi. Si parte dagli anni ’80, e si deve riuscire a creare videogiochi sempre più complessi, senza fallire. Il gioco ha avuto un riscontro molto positivo, con un voto di 4,7 su 5 sullo Windows Store.
La particolarità  è che la Greenhart ha messo in rete, attraverso le reti P2P, anche la versione piratata. Che però non è esattamente identica all’originale: man mano che il giocatore avanza, e che i suoi giochi “virtuali” hanno successo, la pirateria “virtuale” erode sempre di più i suoi guadagni: e così, chi ha la versione piratata di Game Dev Tycoon si trova invariabilmente a perdere, per colpa della pirateria.
Poiché però i giocatori non sanno di questa differenza dal gioco “legale”, e spesso ci sono lamentele dei giocatori delle versioni pirata, che lamentano il peso della pirateria nel gioco: “Non ha senso cercare di sviluppare giochi innovativi, perché i giochi rivoluzionari verranno piratati e non si riesce a coprire le spese!”, ha scritto un utente sul forum.
La Greenhart spiega che però il senso dell’iniziativa non è quello di fare uscire allo scoperto i pirati, quanto piuttosto di cercare di insegnare loro una lezione, e soprattutto il rispetto del lavoro altrui.

lunedì 21 febbraio 2011

Attacco informatico a Winamp

Winamp, storico riproduttore multimediale per Windows, ha subito un attacco ai propri forum di discussione. Sono stati esposti gli indirizzi e-mail degli utenti, come confermato dagli amministratori. Prontamente bloccato, l’attacco potrebbe avere fornito altre informazioni personali degli utenti: meglio cambiare la propria password. Non sono emersi dettagli sull’intrusione in vBulletin 3.8.6, il Content Management System (CMS) a pagamento utilizzato dagli sviluppatori di Winamp per la creazione dei forum. L’hosting del sito di Winamp è fornito da Aol Music. Gli amministratori assicurano la sicurezza degli account registrati su altri sotto-domini del programma.
L’attacco ai forum di Winamp è stato paragonato a quello perpetrato ai danni di SourceForge.net, il noto repository di software libero, avvenuto il mese scorso. Non sono paragonabili, invece, i danni risultanti: SourceForge.net ha subito un pesante shutdown di tutti i servizi e messo in allerta oltre 2 milioni di utenti registrati.

giovedì 20 gennaio 2011

Sony porta in tribunale GeoHot

La casa giapponese creatrice della PlayStation non ci sta a farsi sbeffeggiare dal George Hotz, e invece di assumerlo, così come consigliato da lui stesso, si prepara a portarlo in tribunale chiedendogli i danni per la sua attività di hacking. Ma non solo i danni: Sony ha chiesto addirittura una misura cautelare nei confronti di tutto il team fail0verflow, che può portare i giovani distributori del PS3 jailbreak in prigione, almeno per un periodo.

La Corte della California sarà quindi chiamata a decidere sull’effettiva violazione delle leggi Digital Millennium copyright Act, Federal Computer Fraud and Abuse Act, e della California Computer Crime Law, e di altri accordi bilaterali, fra cui il PlayStation Network’s Terms of Service.

Evidentemente Sony è stata sconfitta sul terreno tecnologico, in cui GeoHot ha fatto il bello e il cattivo tempo negli ultimi mesi, divertendosi a bucare la PS3 in tutti i modi: è il momento di passare alle vie legali. Ma non facevano prima ad assumerlo?
fonte tiscali.it

www.defanet.it

venerdì 7 gennaio 2011

Pirateria in Italia: le ultime tendenze dall'Agcom

Pirateria in Italia: le ultime tendenze dall'Agcom

La protezione del diritto d'autore è un notevole grattacapo per i giuristi dell'era di Internet: l'estensione della rete globale, l'assenza di barriere geografiche e l'anonimato digitale portano i diversi paesi a scegliere soluzioni differenti. In Italia ci adeguiamo alle indicazioni che giungono dall'Europa, e la nostra autorità garante per le comunicazioni (Agcom) ha appena presentato una bozza in cui si delinea la nuova linea di condotta da tenere con i pirati informatici che operano sul territorio nazionale.

Le nuove regole fanno chiarezza su questioni tradizionalmente spinose per l'interpretazione dei giudici, a partire dalla punibilità di chi scarica da una rete p2p o di chi gestisce la rete stessa. In sintesi, il documento programmatico prevede che gli utenti che scaricano non incorreranno in sanzioni, mentre gli utenti responsabili di server per il file-sharing che violano contenuti protetti avranno 48 ore di tempo dalla richiesta di rimozione per effettuarla, altrimenti incorreranno in una sanzione pecuniaria (amministrativa) da 10.000 a 200.000 euro.

Se il server si trova all'estero inoltre, è possibile che il sito verrà oscurato (tramite blacklist) dai provider italiani, rendendolo così non raggiungibile dall'Italia, ma è anche prevista una soluzione alternativa (ma più lunga) che prevede la chiusura del server anche se in territorio straniero.

Le norme bilanciano così i contrapposti interessi di libertà degli utenti e protezione dei contenuti, anche se i detentori del copyright avrebbero voluto delle regole più dure, come in Francia, dove all'utente che è pescato a scaricare per tre volte file protetti da diritto d'autore viene tagliata la connessione.
fonte tiscali.it

Defanet

mercoledì 13 ottobre 2010

I cellulari venduti su eBay svelano i dati degli utenti

Se mettersi all'asta su eBay non va più di moda, vendere cellulari o smartphone non passa mai d'attualità.
Alla faccia della sicurezza e della privacy molti dati personali e aziendali sono venduti liberamente e inconsapevolmente su eBay e diventano quindi a disposizione di chiunque acquisti un cellulare o uno smartphone.
In una analisi di 50 cellulari venduti attraverso eBay, Disklabs ha riscontrato che almeno il 60% conteneva dati personali come i numeri di telefono, i log delle chiamate o addirittura del materiale pornografico. La cosa peggiore è che gli utenti sperano che sia il nuovo possessore del telefono a rimuovere tutti i dati.
Foto intime, video, messagi di testo possono essere visti da un estraneo e non basterebbe premere su 'cancella' per rimuovere definitivamente questi dati. La ricerca di Disklabs ha trovato del porno in 9 su 50 dispositivi mobili insieme a video e informazioni sul proprio calendario personale. Su 26 telefoni sono stati trovati addirittura indirizzi, numeri di carte di credito, numeri pin o addirittura il tracciamento delle posizioni GPS fatto attraverso le applicazioni.
Alcuni cellulari avevano anche l'IMEI (International Mobile Equipment Identity) - l'identificativo di ogni cellulare che assicura che non sia rubato - cambiato. In funzione del modello del cellulare e del suo sistema operativo i dati vengono archiviati in maniera diversa.
Seguire le istruzioni contenute nei manuali d'uso per cancellare ogni informazione contenuta nel cellulare potrebbe non rivelarsi sufficiente: bisognerebbe criptare tutti i dati o fare almeno un 'factory reset'.
Per difendersi Howard Schmidt, ex-consigliere per la cybersicurezza alla Casa Bianca, dichiarò che per pulire a fondo il suo BlackBerry digita 11 volte una password errata causando così la distruzione dei dati contenuti nel dispositivo.
fonte excite.it

giovedì 30 settembre 2010

Pirata, c'è posta per te

HADOPI, l'Alta autorità francese che ha il compito di mettere in atto la cosiddetta dottrina Sarkozy diventata famosa come la teoria dei tre colpi (i tre avvertimenti prima che l'utente si veda disconnesso, escluso dalla Rete), ha diffuso la lettera di ammonizione che arriverà nella posta degli utenti-pirata.

Tre lettere, come i passaggi che dovrà affrontare l'applicazione di questa legge: monitoraggio del P2P, avvertimento e disconnessione. Con la prima fase iniziata da qualche giorno e che ha visto i detentori dei diritti protagonisti di numerose segnalazioni di comportamenti illegali, l'autorità si appresta ora alla seconda fase: l'avvertimento.

È stata quindi resa pubblica la lettera che arriverà tre volte il netizen reo di essere titolare di una linea attraverso cui viene infranto reiteratamente il copyright: "Questa raccomandazione - ha spiegato l'alta autorità nella lotta al download illegale - viene diffusa affinché il suo contenuto possa essere conosciuto da tutti e nessuno rischi di cadere vittima di false comunicazioni volte all'estorsione".
in essa, innanzitutto, saranno contenuti gli estremi della segnalazione: l'indirizzo IP incriminato e la data e l'ora del download illegale. Non viene invece riportato il corpo del reato, il materiale scaricato che violerebbe la proprietà intellettuale rivendicata, informazioni che presumibilmente potranno essere rintracciare al numero telefonico riportato o al sito ufficiale  non ancora attivo. Questo, in futuro, potrebbe anche contenere le informazioni circa le alternative legali al download illegale.

Non vengono inoltre fornite le istruzioni da seguire nel caso in cui non si fosse responsabili dell'illecito e si volesse proteggere la propria rete dal ripetersi di fatti simili: punto nodale della disciplina che presuppone la responsabilità oggettiva dell'utente estesa alla sua linea.

La lettera riporta SIAE sarebbe stata diffusa con l'intenzione di proteggere gli utenti dal fenomeno del "fishing": la missiva è stata mostrata con lo scopo specifico di impedire truffe ai danni dei netoyen e per questo l'Autorità avverte che non sarà mai chiesto di rispondere alla mail, non conterrà link e, con essa, non verrà mai chiesto di inviare soldi in qualsiasi modo. Le multe arriveranno solo dopo il terzo avvertimento e in separata sede.

sabato 18 settembre 2010

Logistep, fine dei giochi. In Svizzera

La nota società specializzata nel rastrellamento degli indirizzi IP appartenenti agli utenti del file sharing è stata messa fuorilegge nella sua stessa patria. Ricominceremo a raccogliere IP altrove, dice il suo presidente

Il Tribunale Federale svizzero ha stabilito l'illegalità della pratica di raccolta indirizzi IP da parte di Logistep AG, la ben nota società specializzata da anni presente nelle cronache sulla guerra tra i detentori del copyright e gli utenti del file sharing. Fine di un'epoca o ennesima tappa di un conflitto ancora lungo? Logistep fa spallucce e annuncia l'espatrio mentre qualche avvocato fa il doppio gioco e pensa alla difesa della privacy. Ma dalla parte sbagliata.

In Italia l'attività di Logistep è nota soprattutto per il celeberrimo caso Peppermint, il rastrellamento di IP del Belpaese su mandato dell'etichetta discografica tedesca e il successivo invio di migliaia di missive dal sapore estorsivo ad altrettanti condivisori. Peppermint è stato fulminato dal pronunciamento del Garante della Privacy e in seguito anche la Corte Costituzionale tedesca si è pronunciata stabilendo l'illegittimità della raccolta di informazioni personali - gli indirizzi IP - con le metodologie applicate da Logistep.

Nella penultima puntata della vicenda Logistep, un tribunale svizzero aveva stabilito che il rastrellamento di IP era un'attività legale ma ora la massima autorità giuridica del paese (il Tribunale Federale appunto) ha ribaltato il giudizio precedente: gli indirizzi Internet sono considerabili alla stregua di dati personali e non possono quindi essere raccolti in maniera indebita, senza autorizzazione da parte degli utenti o dell'autorità giudiziaria.

fonte punto-informatica.it

venerdì 16 ottobre 2009

QUANTO TI FIDI DELLA TUA CARTA DI CREDITO?......


"La mia "roba" è la migliore in circolazione", scrive Devildumper. "Non ti fidi, amico? Allora prova questa carta. Te la do gratis. Vai su eBay e compra qualcosa. Ti accorgerai che non vendo robaccia". Subito dopo sul nostro monitor appaiono tutti i numeri di una Visa Gold: le 16 cifre stampate sulla carta di credito, la data di scadenza, il codice di sicurezza. E poi il nome e l'indirizzo del titolare, un certo David Thigpen di Charlotte in North Carolina. Quanto basta per fare acquisti online con identità fasulla, a spese dell'ignaro titolare. Facciamo una verifica ed effettivamente la carta è attiva e funzionante. "Ho 50 mila pezzi a disposizione - scrive ancora Devildumper - Visa, Mastercard, American Express. Tutto quello che vuoi. 6 dollari a pezzo. A voi europei vendo le carte americane. Con la mia "roba" diventi ricco, amico". Quando gli chiediamo da dove arriva la sua merce, la conversazione su Icq si interrompe. Devildumper è offline.

Nel mercato nero delle carte di credito ci sono delle regole da seguire. Non si fanno domande, si parla esclusivamente di affari, si paga in dollari, si resta anonimi e si comunica solo via computer in inglese. Il web è infestato da migliaia di spacciatori virtuali come Devildumper. Sono hacker, fenomeni del computer esperti nella violazione dei database e nella clonazione dei supporti magnetici. Rubano numeri di carte di credito, codici di bancomat, pin, chiavi d'accesso a conti bancari, identità digitali. Ma non li usano. I soldi veri li fanno rivendendo sulla rete ciò che rubano dalla rete. Gli investigatori di mezzo mondo li inseguono sul web, ma è una battaglia impari perché su internet i trafficanti di carte sanno diventare invisibili, si mimetizzano. E quando colpiscono, fanno male.
Nel 2008 sono stati rubati in tutto il mondo 285 milioni di dati personali elettronici (fonte: Verizon Business). Un bottino enorme, gli abitanti di Giappone e Russia messi insieme, per capirci.

La parola d'ordine con cui siamo entrati nel mercato nero dei dati bancari è dump. In gergo hacker significa "codice copiato". Basta scrivere dumps seller, venditore di codici, in un qualsiasi motore di ricerca per trovare migliaia di annunci. Così abbiamo trovato Fonky1977. Con questo pseudonimo si intrufola nelle chat, lascia messaggi nei forum e nei siti di annunci immobiliari. Lo agganciamo su Icq, il programma per chattare che garantisce l'anonimato perché si è identificati solo attraverso un numero. Niente e-mail o recapiti telefonici. Fonky1977 è finlandese, ha 32 anni. Ha un listino prezzi dettagliatissimo. "Il costo dipende dalla provenienza e dal limite massimo di utilizzo - ci spiega - una Mastercard Classic americana o canadese la vendo a 3 dollari. Le più care sono le italiane perché meno diffuse sul mercato: 15 dollari per una Classic, 25 per una Visa Gold, 35 per una Visa Platinum". Fonky1977 non spaccia solo numeri di carte. Vende anche i dati delle bande magnetiche e può fare perfette riproduzioni su supporti in plastica, chip compreso. "Questo però ti costerà molto di più - scrive - 100 dollari per una Classic, 300 per una Gold.
Ma la mia è roba buona, first hand stuff. Ci puoi fare shopping nei negozi in massima tranquillità. Sulla carta stampo il nome del vero titolare, quindi se ti chiedono un documento di identità procuratene uno falso. Ma stai tranquillo, sono pochi i negozi che lo fanno".

Milioni e milioni di codici e numeri smerciati come caramelle sul web. E le truffe dilagano. In Italia solo sul circuito Cartasì, che occupa un quarto del mercato con i suoi 7 milioni di clienti, ci sono stati più di 290 mila tentativi di transazione illecita nel 2008. L'utilizzo fraudolento di carte bancarie, stima la polizia postale, è aumentato del 30 per cento nel 2009. Significa acquisti e prelievi abusivi per milioni e milioni di euro. All'estero non va meglio. Alla Gran Bretagna le frodi con carte costano 610 milioni di sterline all'anno. E negli Stati Uniti i sondaggi dicono che la clonazione dell'amata tessera di plastica fa più paura di un attacco terroristico.

"Molti sedicenti spacciatori sono in realtà millantatori - spiega Antonio Apruzzese, direttore del servizio della polizia postale del Dipartimento di pubblica sicurezza - vendono numeri a caso al pollo di turno e poi spariscono. Nell'ambiente li chiamano rippers, squartatori. Purtroppo però ci sono anche i 'veri', i trafficanti che hanno a disposizione codici autentici. Li rivendono quasi tutti alla grossa criminalità organizzata, che poi li diffonde sul territorio nei paesi più ricchi. Tra i loro clienti ci sono anche cittadini incensurati che vogliono fare i furbi. Gli hacker più organizzati al momento si trovano in Russia, in Romania e nel Sud-Est Asiatico".

E russo è JohnLeaphead, che ha addirittura un sito registrato a Mosca. E' metodico. Accetta ordini solo se superiori ai 500 dollari. Pretende il pagamento anticipato su un conto della Liberty Reserve, una società di money transfer con sede in Costa Rica. Fa sconti del 20 per cento ai clienti fedeli. Sostiene di avere accesso a un database di 3 milioni di dati e di poter rimediare in poche ore un migliaio di Visa Platinum a 40 dollari a pezzo. Si comporta come un grossista, i prezzi della sua merce variano a seconda della disponibilità. "Quelli come lui sono i più pericolosi - dice Apruzzese - perché riescono davvero a penetrare nei database delle multinazionali, degli hotel e grossi centri commerciali. A volte non serve nemmeno essere dei fenomeni del computer. Basta avere dei complici nei posti giusti, ad esempio dietro lo sportello di una banca. La clonazione vera e propria, invece, è più laboriosa, bisogna manomettere le apparecchiature di pagamento per copiare le informazioni della banda magnetica. Per questo sul mercato nero le carte clonate costano di più".

Dumper66 lo troviamo mentre cerca clienti in un forum di discussione sull'arte italiana rinascimentale. Ha lasciato un messaggio. "Vendo logins freschissimi". Come se si trattasse di zucchine al mercato. In realtà sono le chiavi di accesso ai conti correnti online. Offre logins di conti aperti in decine di banche italiane. "Io vivo in Ghana - ci racconta durante l'unica, brevissima, conversazione su Skype che riusciamo a strappargli - i prezzi li fisso con la regola dei tre zeri. L'accesso a un conto con 40 mila dollari di liquidità disponibile, costa 40 dollari. Un conto da 20 mila, 20 dollari. Come faccio ad avere le password? Infetto i pc dei clienti delle banche con virus e trojan horse. Puoi spostare denaro a tuo vantaggio facendo bonifici. Se sei sveglio, non ti beccano".

Sembra facile. Troppo facile. "Invece non sempre la frode si concretizza - racconta Apruzzese - esistono sistemi di autenticazione basati su password temporanee monouso per l'accesso al conto online, che proteggono dagli utilizzi fraudolenti. Procedure simili si stanno lentamente diffondendo anche nel commercio elettronico. Le banche poi si allertano davanti a movimenti sospetti di denaro verso un conto estero, e talvolta riescono a bloccare il furto prima che avvenga. Nonostante ciò i casi aumentano lo stesso e il danno economico grava sulle banche e sugli istituti di emissione delle carte che devono rimborsare i truffati".
A volte qualche pesce grosso fa un passo falso. Come Max Butler, un hacker trentaseienne di San Francisco. Voleva diventare il Pablo Escobar del web e controllare tutto il mercato. E' stato venduto alla polizia dagli altri spacciatori che non condividevano il suo progetto. Ora rischia 60 anni di prigione per aver rubato più di 2 milioni di carte di credito e causato un danno di 86 milioni di dollari in acquisti abusivi. "Stanarli è un'impresa - ammette Apruzzese - perché si appoggiano su server in estremo oriente, infettano intere reti di computer che poi usano all'insaputa dei proprietari depistando la polizia. L'unica contromossa efficace è aumentare il livello di protezione di tutti i database".
Sembra la trama di un film di fantascienza ma non lo è , un consiglio che posso dare e che il denaro elettronico è il futuro ma tenete sempre sotto controllo gli stratti conti.....

fonte republica.it

mercoledì 23 settembre 2009

WEB: VIRUS MASCHERATI DA ANTIVIRUS....



E' la nuova minaccia sulla rete e il neo business dei pirati web. Come il lupo della favola di Cappuccetto Rosso, l'ultima frontiera degli attacchi in rete sono i virus che fingono di essere antivirus. La nuova minaccia,secondo la societa' di sicurezza G-Data sono i falsi programmi antivirus.
 Lo 'Scareware' e' diventato ultimamente una delle fonti di maggior profitto per i criminali informatici.
Viene utilizzato un virus tipo ''cavallo di Troia'' che infetta il Pc facendosi passare per un'applicazione utile.
Vale sempre il vecchio detto "Fidarsi è bene non fidarsi è meglio...."

fonte ansa.it

martedì 15 settembre 2009

NUOVA LEGGE ANTI-PIRATERIA


L'Assemblea nazionale francese ha approvato il progetto di legge contro la pirateria sul web di film e musica. Il nuovo testo non e' comunque ancora legge: dovra' essere approvato definitivamente dalla stessa Assemblea e dal Senato dopo che una commissione ad hoc - formata da sette senatori e sette deputati - elaborera' un testo comune. Intanto, i deputati socialisti hanno gia' annunciato un nuovo ricorso davanti al Consiglio Costituzionale. Sara l'inizio delle fine o la fine dell'inizio? Certo è che la cosa è molto preoccupante per sostenitori del libero web, staremoa vedere gli sviluppi.......

fonte ansa.it